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Il consenso informato nelle ASL della Toscana

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10 considerata, tuttavia, lecita dall’ordinamento giuridico, qualora ricorra una causa di giustificazione codificata, in particolare lo stato di necessità ( 29 ); i giudici aggiungono che la finalità terapeutica perseguita dall’operatore sanitario, non vale di per sé a fondare l’esistenza di una causa di giustificazione non prevista dal codice, perché, anche un’operazione chirurgica con esito favorevole, ma non preceduta da un valido consenso, è idonea ad integrare il reato di lesioni. In questo modo, vengono prese le distanze da quella parte della dottrina, facente capo a Grispigni( 30 ), che aveva differenziato la qualificazione penale dell’atto medico privo di consenso, in base all’esito fausto o infausto dello stesso ( 31 ). Viene anche respinta in parte, l’opinione sostenuta da alcuni giuristi ( 32 ), in base alla quale gli atti clinici non consentiti, configurano il delitto di violenza privata ( 33 ), perché tale fattispecie di reato è limitata all’eventualità che l’atto medico non comporti alcuna lesione, il che appare ben difficile, proprio per la natura stessa degli interventi chirurgici. In base a tali principi, la giurisprudenza più recente ha affermato che i trattamenti clinici, eseguiti senza il consenso del malato ed in assenza di cause di giustificazione codificate, integrano il reato di lesioni volontarie, e se da essi consegue la morte della persona, quello di omicidio preterintenzionale ( 34 ). Pertanto, il consenso informato è l’espressione del diritto di ogni uomo di compiere una scelta relativa al proprio corpo e alla propria persona, sia sul tipo di terapia a cui sottoporsi, sia sull’eventualità di rifiutare le cure. Le sentenze sul ‘Caso Massimo’ sono importanti anche perché non rappresentano delle pronunce isolate: infatti si inseriscono in un quadro di decisioni delle più alte magistrature, che hanno, come denominatore comune, da un lato, il progressivo ( 29 ) Art.54 c.p. “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.” ( 30 ) F. Grispigni, La responsabilità penale per il trattamento medico-chirurgico, cit. p.24. ( 31 ) D. Rodriguez, nota a sentenza Corte di Cassazione 13 maggio 1992, n.5639, in “Rivista italiana di Medicina Legale”, 1993, p.460. ( 32 ) F. Aragona, Medicina legale e delle Assicurazioni, Ed. Ermes, Milano, 1992, p.71. A. Franchini, Medicina legale, Cedam, Padova, 1985, p.106 C. Gerin, F. Antoniotti, S. Merli, Medicina legale e delle Assicurazioni, Ed. Universo, Roma, 1991, p.401. ( 33 ) Art.610 c.p. “Chiunque, con violenza o minaccia costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.” ( 34 ) G. Passacantando, Informazione e consenso e i suoi riflessi sulla responsabilità penale del medico, in “Rivista italiana di Medicina legale”, 1999, vol. I, p.785.
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Il consenso informato nelle ASL della Toscana

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Falchetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Massimo Carli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

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Parole chiave

caso massimo
consapevolezza del paziente
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direttive anticipate
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