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La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo nella storia dell'intervento straordinario per il Mezzogiorno (1946-1960)

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12 L’Eca di Washington insisteva per una politica che favorisse maggiori investimenti e l’abbandono della linea restrittiva che generava alti tassi di disoccupazione 31 . C’era, evidentemente, un forte orientamento keynesiano in questo rapporto che contrastava sia con le posizioni dei liberisti all’interno della stessa Eca 32 , sia con le convinzioni dei conservatori classici sostenitori della linea Einaudi-Menichella che vedevano nella stretta monetaria - con conseguente caduta degli investimenti - un sacrificio inevitabile per raggiungere la stabilità necessaria come base della futura crescita economica 33 . L’Eca premeva per un’utilizzazione del fondo lire – ritenuto il “salvadanaio” a cui il Tesoro attingeva per contenere il deficit di bilancio e ricostituire le riserve valutarie 34 - al fine di alleviare il problema della disoccupazione, che creava disagi e rafforzava il Partito comunista 35 . Un punto d’incontro tra queste contrastanti visioni fu il programma per il Mezzogiorno che, con buona pace dei propositi liberisti, avviò l’Italia verso un modello fondato sul sempre maggiore coinvolgimento dello Stato nell’economia, con tutte le conseguenze, anche negative, che questo 31 Il motivo della ristrettezza del credito, dell’alto costo del denaro, dell’onere fiscale, del compito assistenziale addossato dallo Stato alle industrie attraverso il mantenimento di maestranze eccessive e della lira sopravvalutata erano gli argomenti con cui frequentemente gli industriali giustificavano, agli esponenti dell’Eca di Washington, l’impossibilità di revisione del costo di produzione, “…contribuendo così ad esasperare gli animi di chi, a Roma come a Washington, criticava le scelte del Governo italiano”, ASBI, Segreteria Particolare, pratt., corda 95, fasc. 1. 32 Anche nel rapporto successivo l’ECA, pur riconoscendo che la maggior parte dei paesi europei aveva superato la fase di bisogno di dollari, includeva in quel ristretto gruppo che ancora necessitava di particolare attenzione l’Italia, assieme a Germania, Austria e Grecia. Pur non allineando la posizione economico- finanziaria dell’Italia a quella degli altri paesi del gruppo, evidenziava come le condizioni del trattato di pace ponessero delle limitazioni alle possibilità di sforzo militare italiano e quindi al contributo finanziario americano, pertanto rappresentavano un serio ostacolo al riequilibrio della nostra bilancia dei pagamenti, ASBI, Segreteria Particolare, pratt., corda 95, fasc. 1, Comunicazione riservata di Cigliana a Menichella del 29 novembre 1950, n. 2276. 33 A.Graziani- S. Vinci, Problemi e metodi di politica economica, Liguori, Napoli, 1992, pp. 106 sgg. 34 L’attenzione del Governo italiano, infatti, era concentrata sul mantenimento del livello delle riserve d’oro e valute straniere necessarie per poter entrare nel sistema internazionale degli scambi multilaterali, cfr. F. Assante- M. Colonna- G. Di Taranto- G. Lo Giudice, Storia dell’economia mondiale”, Monduzzi, Bologna, 1995, pp. 333-334. 35 L’Italia seppe giocare d’anticipo, rispetto agli altri paesi, condividendo la strategia di sviluppo mondiale dettata dagli Stati Uniti per contrastare l’espansione dell’area di influenza sovietica, cfr. G. M. Rey, L’economia italiana cit., p. 33. Sui tentativi del Governo statunitense di influenzare le scelte di politica economica italiana si veda C. Esposito, Il Piano Marshall, cit., pp. 69-91. Una testimonianza del carattere animato della discussione tra il Governo italiano e quello americano si trova in E. Ortona, Anni d’America cit., pp. 308-311.
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Informazioni tesi

  Autore: Anna Muraca
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in storia e teoria dello sviluppo economico
Anno: 2004
Docente/Relatore: Giuseppe Di Taranto
Istituito da: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
Dipartimento: economia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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