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La tetralogia degli sconfitti: Billy Wilder e la società americana. ''La fiamma del peccato'', ''Giorni perduti'', ''Viale del tramonto'' e ''L'asso nella manica''

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9 Dopo L’asso nella manica, infatti, Wilder abbandonerà quelli che Godard ha definito ironicamente i “grandi soggetti umani” 8 , riponendo il tono amaro, grottesco e cinico del dramma (del noir, del film sociale, della critica di petto alla società americana, del suo espressionismo tematico e visivo di matrice europea) e si dedicherà quasi senza esclusioni al versante della commedia, per quanto agrodolce essa diventi in talune opere, non abbandonando dunque completamente il piglio critico della prima parte di carriera, ma virandolo sensibilmente verso un più edulcorato ed innocuo senso del comico. Le similitudini all’interno dei quattro film al centro di questa dissertazione, sono realmente sostanziose ed anche facilmente identificabili, sia per quanto riguarda l’aspetto prettamente narrativo e tematico (soggetti, sceneggiature, temi ricorrenti, sistema dei personaggi, tecniche narrative) sia per quanto concerne l’aspetto visivo, estetico e filmico (grammatica registica, illuminazione, scenografia, location). Pur ammettendo che il ricorso a taluni aspetti dell’”America amara” rappresenti un forte punto di comunanza tra i quattro film, è bene sottolineare come, al centro della tetralogia, ci sia soprattutto la figura dell’uomo sconfitto e, più in generale, quello che potremmo chiamare un intero universo di sconfitti.. Wilder rivolge così la sua critica pungente e pessimista alla figura che Maurizio Grande, nella sua biografia sul regista austriaco 9 , ha definito come la figura del “vinto”: vinti - sconfitti, malati, falliti, cinici, senza speranza - sono i quattro protagonisti dei rispettivi film: Walter Neff, l’introverso assicuratore de La fiamma del peccato; Don Birnam, lo scrittore fallito che si rifugia nell’alcool di Giorni perduti; Joe Gillis, lo sceneggiatore incompreso dalle case di produzione hollywoodiane di Viale del tramonto; Charles Tatum, il giornalista spietato e cinico de L’asso nella manica. 8 Con queste parole, il regista francese Jean-Luc Godard si riferisce ai drammi della prima fase della carriera di Wilder, in un articolo che apre agli apprezzamenti sulla commedia agrodolce wilderiana della seconda fase (Irma la douce e Avanti!), “Cahiers du cinéma”, n. 150 - 151, dicembre 1963 9 Maurizio Grande, Billy Wilder, Moizzi, Milano 1979

Anteprima della Tesi di Francesco Gallo

Anteprima della tesi: La tetralogia degli sconfitti: Billy Wilder e la società americana. ''La fiamma del peccato'', ''Giorni perduti'', ''Viale del tramonto'' e ''L'asso nella manica'', Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Gallo Contatta »

Composta da 234 pagine.

 

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