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I rapporti tra il P.C.I. e la C.G.I.L. dalla crisi del 1955 alla svolta degli anni '60

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III La morte di Giuseppe Di Vittorio, avvenuta nel novembre 1957, e l’insediamento di Agostino Novella alla carica di segretario generale della Confederazione contribuirono a consolidare la politica del “ritorno alla fabbrica” e dell’unità di azione, anche se la maggioranza comunista presente all’interno della CGIL non mancò di appoggiare, più o meno apertamente, il PCI in qualsiasi occasione. L’avvicendamento ai vertici della Confederazione sindacale portò, certamente, ad un profondo cambiamento delle prospettive del sindacato e anche l’analisi della realtà in cui esso si trovava ad agire subì notevoli cambiamenti, ponendo in primo piano la necessità di attuare una strategia che vedesse la fabbrica al centro dell’elaborazione della politica sindacale, ma pesava sull’effettiva indipendenza della CGIL dal PCI il fatto che il nuovo segretario della Confederazione fosse stato, prima di tutto, un membro del Partito affiancato nella direzione del sindacato al segretario in carica. In questo contesto ebbero luogo le grandi lotte sindacali per il rinnovo di alcuni contratti nazionali, tra i più importanti ricordiamo quello dei metalmeccanici e quello dei tessili, del 1959, in occasione delle quali CGIL, CISL e UIL compirono i primi passi sulla strada dell’unità di azione sindacale. In conclusione possiamo sostenere che gli effetti degli avvenimenti del 1956 contribuirono ad aprire, per il sindacato, la strada dell’effettiva autonomia, ma, ancora nel 1960, la CGIL era lontana dalla conquista di una piena indipendenza, anche a causa del clima di reciproca diffidenza nel quale prendevano corpo i nuovi rapporti con le altre centrali sindacali.

Anteprima della Tesi di Ilaria Casaglieri

Anteprima della tesi: I rapporti tra il P.C.I. e la C.G.I.L. dalla crisi del 1955 alla svolta degli anni '60, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ilaria Casaglieri Contatta »

Composta da 245 pagine.

 

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