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Verso un'Italia federale. Dalla Riforma del Titolo V al disegno di legge sulla devoluzione.

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8 in merito alla forma di stato, accantonando per il momento il problema della forma di governo, oggetto di divergenze politiche troppo profonde tra fautori del presidenzialismo e sostenitori di un sistema parlamentare corretto. E’ stato scelto altresì di rinviare la soluzione di altri nodi importanti, come quello del superamento del bicameralismo perfetto con l’istituzione di un’assemblea rappresentativa delle autonomie e la riserva alla Camera dei Deputati della competenza generale sulla legislazione statale, nonché la riforma dei criteri di nomina della Corte Costituzionale con l’immissione di giudici espressione di regioni ed enti locali. Ciò può essere stato dovuto alla volontà di accontentarsi delle riforme possibili, evitando l’ennesimo fallimento, così come alla preoccupazione di non perdere pregiudizialmente il consenso del Senato; tuttavia queste scelte hanno rappresentato e rappresentano altrettante carenze dell’impianto della riforma. La legge costituzionale n. 3 del 2001 fu deliberata durante la XIII Legislatura da un Parlamento composto in maggioranza di eletti nel Centrosinistra, e sotto la spinta dei governi D’Alema e Amato, espressione di questa coalizione. Tuttavia gran parte dell’iter parlamentare si compì dopo le elezioni regionali dell’aprile 2000, vinte dalla Casa delle Libertà, e quindi con l’aspettativa che questa alleanza avrebbe probabilmente vinto anche le successive elezioni politiche del maggio 2001. Ciò influenzò profondamente il dibattito, portando a un duro scontro tra le coalizioni in luogo dell’ampio consenso solitamente auspicato per la deliberazione di leggi di riforma della Costituzione. Il Centrosinistra premeva così per approvare la riforma anche per accreditarsi all’opinione pubblica come forza federalista durante la campagna elettorale, e impedire al Centrodestra di fare altrettanto, mentre per lo stesso motivo il Centrodestra aveva interesse che la legge costituzionale non passasse. Inoltre vi erano divergenze di sostanza sul tipo di riforma federalista da realizzare; per cui la chiarezza dei rapporti di forza attuali e futuri consigliava al Centrosinistra di approvare la riforma finché era in tempo, prima di finire in minoranza nella legislatura a venire, mentre il Centrodestra aveva interesse a investire della questione il Parlamento della legislatura successiva, nel quale sapeva che avrebbe contato di più. Dopo la vittoria della Casa delle Libertà nelle elezioni politiche del maggio 2001 il Titolo V, approvato definitivamente di lì a poco col voto popolare dell’ottobre
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Verso un'Italia federale. Dalla Riforma del Titolo V al disegno di legge sulla devoluzione.

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Misiani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Alberto Martinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

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