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Arbitrato e funzione giurisdizionale

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sarebbe stato opportuno assicurare la maggioranza ai colleghi togati; in un secondo tempo, con il decreto legislativo n. 51 del 1998, il ricorso ai magistrati onorari arriva fino al punto di impiegarli stabilmente nelle sezioni ordinarie dei tribunali, il che lascia perplessi. Questa escalation, di cui le norme citate sono testimonianza, dà luogo a veri e propri problemi di legittimità costituzionale. Non si è di fronte ad un rimedio straordinario che consenta un apporto di energie e attività di giudici onorari per far fronte ad un accumulo di arretrato di cause civili, ma sempre più ad un reclutamento parallelo di magistrati, al di fuori del concorso previsto dall’art. 106 della Costituzione (4) . Non minori questioni di legittimità costituzionale solleva quell’altra via di fuga dalla giurisdizione civile dello Stato cui pure si è accennato: cioè l’arbitrato rituale (5) . Quest’ultimo costituisce la forma principe di “giustizia privata” alternativa a quella prestata dai giudici della Repubblica. I vantaggi di questa giustizia privata, come osserva Chiarloni (6) , non solo per gli utenti, ma anche per gli specialisti a vario titolo coinvolti, sono noti ed in parte giustificano gli entusiasmi della dottrina che se ne occupa, rendendosi talvolta responsabile di qualche forzatura, come è avvenuto ad esempio in sede di interpretazione della penultima legge di riforma (il riferimento è soprattutto alle polemiche relative all’efficacia da attribuire al lodo in pendenza del termine annuale per il deposito). Con riguardo agli utenti, non si tratta soltanto del dono prezioso consistente nella velocità della procedura con cui si perviene alla definizione del contenzioso (si ricordi che, secondo l’art. 820 c.p.c., gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di centottanta giorni). Si tratta anche della maggiore capacità di questo modello processuale di favorire conclusioni non traumatiche, che vedano gli arbitri impegnati a costruire soluzioni accettabili da tutte le parti. Si tratta, almeno in astratto, della maggiore facilità, rispetto alla magistratura togata, di avvalersi in ogni singolo processo di giudici in possesso delle cognizioni di varia natura, utili a risolvere controversie variamente complicate. Ancora, si tratta della maggiore accettabilità di giudici scelti dalle parti nelle controversie nascenti da contratto, soprattutto nell’ambito del commercio internazionale, dove ben si capisce la ritrosia di ciascun contraente a farsi giudicare dalla giurisdizione dell’altro. Nessuna meraviglia dunque che nel nostro Paese esistano numerose manifestazioni di 4 L’allarme, in questa direzione, era già stato suonato dalla rivista La Magistratura, 1996, n. 1-2 - gennaio-marzo/aprile-giugno, pagg. 10 ss. 5 Va precisato che, in questa dissertazione, la nozione processualcivilistica e la disciplina analitica (ovvero quella di cui agli artt. 806 ss. c.p.c.) dell’arbitrato rituale, sono date per scontate. Singole norme verranno citate e studiate solo in quanto siano significative al fine della discussione sui profili di illegittimità dell’istituto. 6 CHIARLONI S., Accesso alla giustizia e uscita dalla giustizia, testo italiano della relazione al convegno su “Les cultures judiciaires en Europe” tenutosi a Lilla il 9 e 10 dicembre 1994, in Documenti Giustizia, 1995, n. 1-2 - gennaio-febbraio, c. 23 ss.

Anteprima della Tesi di Massimiliano De Ciuceis

Anteprima della tesi: Arbitrato e funzione giurisdizionale, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Massimiliano De Ciuceis Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

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