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Arbitrato e funzione giurisdizionale

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“una grande voglia di arbitrato”: è attiva una associazione prestigiosa, l’Associazione Italiana per l’Arbitrato (A.I.A.), nata per promuoverne lo studio; inoltre grazie all’esistenza di riviste specializzate, è particolarmente ricca l’elaborazione scientifica sui numerosi problemi che nascono in relazione alla disciplina; si vanno diffondendo scuole post universitarie per la formazione di specifiche competenze. Ma soprattutto, l’importanza e l’attenzione che quest’istituto ha via via assunto in Italia, sono ben più concretamente testimoniate dalla recente legge 5 gennaio 1994, n. 25 (“Nuove disposizioni in materia di arbitrato e disciplina dell’arbitrato internazionale”), la quale ha ridisegnato la disciplina della materia, apportando le modifiche istituzionali necessarie per dare maggiore impulso alla pratica arbitrale nel nostro Paese, con ciò suscitando però nuovi e vecchi dubbi sulla legittimità dell’arbitrato stesso. Esistono infatti fattori problematici, che minano nel profondo il bell’edificio e rischiano prima o poi di danneggiarlo, se non si corre ai ripari. Si sospetta la violazione da parte della disciplina dell’istituto in parola, di precise norme costituzionali: in primo luogo, quella che riserva l’attività giurisdizionale ai giudici dello Stato (art. 102, 1° comma Cost.) e quella fondamentale che garantisce l’azione civile (art. 24, 1° comma Cost.); in secondo luogo, quelle che stabiliscono l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (art. 3, 1° comma Cost.) ovvero il principio di inviolabilità del diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento (art. 24, 2° comma Cost.); ed infine quelle sull’imparzialità, sull’indipendenza, sull’idoneità, sulla precostituzione nonché sull’ordinarietà del giudice (artt. 25, 1° comma e 101 ss. Cost.). Tali questioni non sono state finora sufficientemente approfondite, nonostante sia addirittura avvenuto che la novella del 1994 abbia travolto gran parte degli elementi sulla base dei quali la Corte costituzionale aveva difeso l’arbitrato rituale da pesanti accuse di incostituzionalità, in specie nella sua sentenza del 12 febbraio 1963, n. 2. In termini molto sintetici, semplificati e tanto per incominciare limitatamente all’art. 102 Cost., il problema può rappresentarsi attraverso due interrogativi. Primo: possono i singoli soggetti di diritto comporre le proprie controversie mediante il ricorso ad un giudizio privato, quando espressamente la Costituzione (art. 102, 1° comma) vuole che la funzione giurisdizionale sia riservata ai magistrati ordinari, istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario? A questo proposito, occorre rispondere subito che nessuno è costretto a rivolgersi alle pubbliche magistrature per la definizione di qualunque lite; non è questo il significato della riserva di cui all’articolo 102 della Costituzione, come ha inequivocabilmente sancito anche la Consulta (v. sent. n. 2 del 1963): tale norma non vieta “ad ogni soggetto giuridico di svolgere la propria autonomia per la soluzione delle controversie di suo interesse e di ricorrere ad un mezzo, come quello dell’arbitrato, che è
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Arbitrato e funzione giurisdizionale

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Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano De Ciuceis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe de Vergottini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

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