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Il malato terminale: il lavoro sociale con i morenti

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principio emerso nella legge 328/00, che prevede, come ho detto prima, l’adozione di piani regionali e piani di zona in modo coerente su tutto il territorio nazionale; il piano nazionale oltre che essere coerente su tutto il territorio deve svilupparsi nel rispetto degli impegni europei in un rapporto di coesione sociale con politiche di tipo macro-economiche. Riprendendo l’art. 1 delle L.Q. 328/00 vi si introduce il principio di sussidiarietà. Questo principio valorizza la diversità e a ciascuno è concesso di realizzarsi secondo le proprie possibilità. I presupposti filosofici del principio di sussidiarietà derivano da una precisa visione dell’individuo, inteso come singolo, e della società, la quale luogo all’interno del quale si individuano le singole individualità. 126 Il principio di sussidiarietà, nel primo comma dell’art.118, è invocato al criterio regolatore nell’allocazione delle funzioni tra i diversi livelli di governo (sussidiarietà verticale). Nel quarto comma è invocato quale criterio di distribuzione delle 126 Il principio della sussidiarietà è molto antico e trova le sue origini nello spirito greco, nella filosofia cristiana medievale e nella visione germanica della società. Il problema Aristotelico di come “governare uomini liberi” veniva risolto chiamando in causa la questione della sovranità individuale, dimostrata nella sua coincidenza con il principio della libertà di autonomia. Questo ultimo principio contemplava già qualcosa di vicino alla sussidiarietà, quando affermava che compito del potere era di permettere la felicità nella diversità, rimanendo non creatore della società. Con l’approfondimento della Scolastica, il concetto di sussidiarietà connetteva la libertà di autonomia e giustizia sociale, mostrandone implicazioni idonee con la “ questione pubblica” del bene comune. In questo modo la sussidiarietà acquisiva una connotazione da cui deriva la dicotomia tra individuo-Stato. Con Tommaso D’Acquino si riprese e si sviluppò il principio della libertà d’autonomia all’interno di un ambiente culturale in cui l’individuo non era prescindibile da legami sociali in cui nasceva e si sviluppava. Sarà nella Weltanschauung di Althusius che il principio ottenne una formulazione più vicina a quella attuale anche se legata al pensiero medievale. Dopo Tocqueville il principio di sussidiarietà traduceva nella filosofia sociale il riconoscimento dell’autonomia della persona umana come soggetto di darsi norme del proprio agire. Da qui il ruolo sussidiario dello Stato, legittimato solo in quei casi in cui, il singolo o la comunità a lui più vicina non è in grado di autoregolarsi e gestirsi da soli. Giovanni Paolo II disse in un discorso: “Se prevalesse la tendenza ad attribuire allo Stato e alle altre espressioni territoriali del potere pubblico una funzione accentratrice ed esclusiva di organizzazione diretta dei servizi o di rigidi controlli che finirebbe con lo snaturare la funzione legittima loro propria di promozione, di propulsione, di integrazione e anche di sostituzione dell’iniziativa delle libere formazioni sociali secondo il principio di sussidiarietà”. Cfr. G. VITTADINI E L.ANTONINI, Sussidiarità, Vitadossier,in Vitanon profit, Anno II, n.15, p.16.
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Il malato terminale: il lavoro sociale con i morenti

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Sodero
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Antonio Marsella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

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Parole chiave

assistenza psicologica al malato terminale
assistenza spirituale
coesione sociale
cure palliative
eutanasia
hospice e cure domiciliari
i viaggi della speranza
il malato terminale
l.q. 328/00
l.r. 17/03
la comunicazione tra medico e malato
la cura formale
la cura informale
la famiglia
organizzazione dei sevizi
piano operativo regionale
puglia
rapporto con la fede e la solitudine
sostegno alla famiglia
sussidiarietà orizzontale

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