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I ''programmi integrati d'intervento'' come strumento di riqualificazione urbana

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10 Questioni che hanno portato, oltre a un continuo ripiegamento sui temi più vicini all'architettura, alla convinzione che il piano potesse essere - pienamente e utilmente - sostituito dal progetto. Il tutto, a scapito di un serio approfondimento delle cause alla base del crescente declino dell'urbanistica tradizionale. L’arrivo degli anni Novanta, conduce a un radicale cambiamento di rotta: è mutato quasi definitivamente lo scenario in cui si attua l'intervento urbano e dalla fase di espansione fuori o a ridosso del centro abitato, si individua nella cosiddetta "crescita della città nella città" la soluzione più idonea per rispondere sia alle domande di qualità abitativa e urbana che alle esigenze del mercato edilizio. Questo cambiamento, oltre a richiedere un maggiore sforzo in termini operativi, necessita peraltro di un'abbondanza di risorse finanziarie cui è assolutamente impossibile far fronte con i soli fondi pubblici, senza ricorrere all'investimento economico privato. Non è possibile affidare importanti operazioni di riqualificazione urbana al piano "disegnato" degli anni Ottanta: troppi sono gli insuccessi dovuti a un'intrinseca rigidezza di questo strumento che non consente un agevole passaggio all'attuazione degli interventi da parte del soggetto pubblico e, contemporaneamente, impedisce il necessario coinvolgimento del privato in termini di apporto economico, capacità operative e gestionali. Cominciano proprio in questo decennio, come accennato in apertura del capitolo, a prendere piede strumenti di altro genere che, collocandosi a metà strada tra il piano urbanistico tradizionale e il progetto propriamente edilizio, sembrano in grado di rispondere alle nuove esigenze di rigenerazione delle città. Non ancora noti sotto il nome di Programmi complessi (denominazione più tardi diffusa fra gli addetti ai lavori) questi strumenti cercano di porre rimedio all’ allarmante distanza tra i tempi della pianificazione urbanistica tradizionale e l’urgenza problema del degrado crescente dell’ambiente urbano. Nascono, perciò, su basi antitetiche a quelle dei piani tradizionali. Ne conseguono connotati del tutto diversi: durata relativamente breve rispetto al periodo medio - lungo del piano; previsioni realisticamente fattibili, stante la disponibilità di risorse finanziarie certe, di provenienza sia pubblica sia privata; ricorso al consenso delle varie parti in gioco invece dell'imposizione nei confronti delle proprietà ricadenti all'interno del perimetro dello strumento urbanistico. Ulteriore elemento discriminante, grazie all'adozione di una logica integrata, è il superamento della monofunzionalità per singole zone, con la quale si procedeva e spesso si procede tuttora nell'ambito della pianificazione tradizionale. In sostanza, una chiave di lettura nuova; un tentativo di risposta - benché parziale - alla crisi irreversibile degli strumenti urbanistici tradizionali. Sotto questo punto di vista, è necessario valutare con grande attenzione la rilevanza dei Programmi complessi nei confronti delle logiche obsolete, a base della legge urbanistica nazionale. Essi hanno operato una rottura piuttosto decisa rispetto alla consueta separazione tra previsione urbanistica e attuazione

Anteprima della Tesi di Orfeo Zaffiri

Anteprima della tesi: I ''programmi integrati d'intervento'' come strumento di riqualificazione urbana, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Architettura

Autore: Orfeo Zaffiri Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

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