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La Luce naturale al Cinema. Barry Lyndon e I Giorni del Cielo

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3 Introduzione Stanley Kubrick e Terrence Malick; John Alcott e Nestor Almendros. Due americani, di cui uno trapiantato in Inghilterra e l’altro in Europa; un inglese e uno spagnolo che, vissuto in gioventù a Cuba, ha lavorato soprattutto in Francia. Il nostro studio si muove attorno a queste quattro figure eterogenee, due registi e due autori della fotografia, a Barry Lyndon (id., 1975), e Days of Heaven (I giorni del cielo, 1978), e all’uso e al simbolismo della luce che da loro viene proposto. La luce è per il cinema lo strumento fondamentale di espressione, l’impalpabile materia che lo costituisce nei suoi minimi elementi, e, meno enfaticamente, la sola vera condizione indispensabile per la ripresa (e – unitamente al buio – per la proiezione), quindi l’elemento indispensabile per la sua esistenza. In particolare vogliamo focalizzare la nostra attenzione sulla luce naturale. Vedremo che essa non è, semplicemente, la luce prodotta dal sole o da qualunque altra sorgente non elettrica, ma piuttosto il risultato di un approccio al film esso stesso naturale, mimetico e simpatetico nei confronti dei personaggi e dell’epoca rappresentati. A questo proposito, sembrerebbe logico un richiamo al Neorealismo, o alla Nouvelle Vague, invece in nessuno

Anteprima della Tesi di Corrado Serri

Anteprima della tesi: La Luce naturale al Cinema. Barry Lyndon e I Giorni del Cielo, Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Corrado Serri Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

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