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La Luce naturale al Cinema. Barry Lyndon e I Giorni del Cielo

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12 gabinetto del Dottor Calidari, 1920) erano rese inquietanti e claustrofobiche dal soggetto trattato, dalle scenografie sghembe, dal trucco e dalla fisicità stessa degli attori. 4 Ma il cinema arriva allo spettatore attraverso la proiezione di una pellicola, di cui è responsabile l'operatore. Dai fratelli Lumière in poi, per circa tre decenni, venne portata sullo schermo quasi tutta la letteratura mondiale, senza allontanarsi mai troppo dai canoni del teatro filmato. Lo stesso cinema di Chaplin non aveva un suo specifico filmico nei caratteri prettamente fotografici dell'immagine, ma nella recitazione e nel montaggio; un’osservazione analoga si può fare a proposito dei contemporanei russi. È il cinema espressionista tedesco che inizia ad usare la luce come strumento di racconto e messa in scena. La luce e il buio. Luci contrastate sugli attori. Bianco e nero contrapposti, a volte senza toni intermedi di grigio. Addirittura, per enfatizzare il tutto (e anche per le carenze del parco lampade di allora), 5 le ombre venivano talvolta dipinte sulla scenografia. 4 Conrad Veidt, l’attore che impersona il sonnambulo Cesare nel film di Wiene, venne scelto, tra l’altro, per le sue ampie spalle e, tramite trucco e costumi, il suo stesso fisico venne distorto come le scenografie. 5 Le prime lampade chiuse risalgono al secondo decennio del secolo: esse permettevano di direzionare il fascio luminoso, ma la scarsa potenza del flusso luminoso, anche in rapporto alla bassa sensibilità delle pellicole, fece sì che inizialmente vennero usate solo per schiarire le ombre portate dalla luce principale, il sole.

Anteprima della Tesi di Corrado Serri

Anteprima della tesi: La Luce naturale al Cinema. Barry Lyndon e I Giorni del Cielo, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Corrado Serri Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.