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Furiosus vel demens

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18 La patria potestà, però, non era valida nel caso che un figlio o una figlia di un folle avesse voluto sposarsi, perché a sostituire il padre veniva chiamato l’avo. Il folle non poteva essere accusato di dolo, perché mancava in lui la disposizione dell’animo. Essendo il furor una malattia mentale, e non organica, chi fa un testamento deve essere sano di mente, mentre può essere ammalato di corpo. Di qui la distinzione tra vitia corporis e vitia animi: nel primo caso era consentita la restituzione di un servo; mentre ciò non era possibile nel secondo caso, a meno che il vitium corporis non fosse penetrato fino all’animo 3 . La distinzione tra malattia organica e mentale portava ad una diversa considerazione di chi avesse ucciso (D. 49, 16, 6, 7) spinto da un dolore violento della vita o malattia o follia o senso di vergogna. Questi due ultimi termini (furore aut pudore) sembrano alludere ad un male diverso da quelli enumerati precedentemente: il senso di vergogna non è un male organico, ma una specie di follia. E’ da notare che i vari termini denotanti la pazzia sembrano a poco a poco confondersi. 3 PESCANI P., B.I.D.R., Giuffrè Editore, vol.LXXXVI – LXXXVII, 1984.
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Furiosus vel demens

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Calabrese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Onorato Bucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

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