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Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale

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8 fondazione di un ordine umano in cui l’uomo sia realmente integrato nella storia, vi si ponga come cittadino di diritto e di fatto, e possa perciò accettarla senza angoscia. 14 L’angoscia è la reazione della presenza al rischio di non esserci nel mondo e così non poter decidere secondo valori (dominio tecnico della natura, produzione di beni economici, organizzazione della vita sociale e politica, ethos, arte, logos) e svilupparsi. L’angoscia, che è sempre angoscia della storia, traduce la resistenza della presenza di fronte al rischio di dissolversi nel mondo subumano. Attraverso il simbolo mitico-rituale (che è un modello formalmente metastorico) si recupera la storia occultandone il divenire: il divenire storico è mascherato, si sta nella storia “come se” non ci si stesse, in modo tale che l’angoscia della iniziativa, della scelta, della decisione responsabile è attenuata. “In generale ogni momento del divenire è nuovo, e quindi critico per la presenza”: 15 se l’angoscia del divenire e la pressione aumentano, l’unica “medicina è un momento di riposo nella metastoria, un alleggerimento del divenire mercé la paradossia della soppressione del momento della novità” 16 attraverso il simbolo mitico-rituale. Il crollo esistenziale può essere determinato dal dispiegarsi delle forze naturali distruttive, dalle incidenze luttuose, dalle malattie mortali, dalle fasi dello sviluppo sessuale (come la crisi della pubertà), dai rapporti con l’autorità sociale o politica, e così via. Nelle società primitive e nel mondo antico l'arco della vita individuale nel quadro della vita collettiva è disseminato di rischi esistenziali che per noi hanno perso ogni significato: l'incontro con animali pericolosi, l'attraversamento di paesi sconosciuti e selvaggi, l'incerto esito della caccia da cui dipende per intero il destino alimentare della comunità, la perdurante scomparsa della selvaggina che insieme alle radici costituisce l'unica base di regime dietetico, le vicende meteorologiche sfavorevoli che aprono per il gruppo sociale una prospettiva di morte per affamamento, la siccità che inaridisce i pascoli e uccide l'unica ricchezza del bestiame, le grandi e frequenti epidemie sterminatrici costituiscono altrettante esperienze critiche di cui la moderna civiltà industriale ha perduto quasi la memoria. Restano per noi in comune con le civiltà primitive e con il mondo antico l'esperienza critica della morte della persona cara e delle fasi della evoluzione sessuale (sulle quali è merito della psicanalisi aver richiamato l'attenzione), o l'insorgere delle grandi catastrofi naturali o delle malattie mortali; senza contare i momenti critici che sono connaturati alla civiltà capitalistica come tale (le crisi economiche e le forme spietate di 14 E. De Martino, Etnologia e cultura nazionale negli ultimi dieci anni, in “Società”, 9, 1953, pp. 322- 323. 15 E. De Martino, La fine del mondo, cit., p. 138. 16 Ivi, p. 139.

Anteprima della Tesi di Christian Giacobbo

Anteprima della tesi: Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Christian Giacobbo Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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