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La comunicazione in Rete nelle emergenze: il caso del disastro dello shuttle Columbia

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11 Anche la percezione dei disastri naturali come terremoti e uragani è cambiata: non vengono più percepiti come improvvise esplosioni di forze naturali, ma sono ancora una volta considerati come il risultato dell’inadeguatezza, del fallimento della tecnologia e delle sue capacità predittive. Inoltre molti disastri naturali, come frane e inondazioni, sono spesso l’esito di azioni intraprese dall’uomo nei confronti della natura 16 . Attualmente, infatti, si tende a parlare di environmental risk quando si intendono tutti quei pericoli provenienti dall’ambiente, al di là del loro essere prodotto di processi naturali o dell’attività umana. Tutte le definizioni riportate sottolineano il carattere improvviso e discontinuo del disastro con conseguenze sia sociali che culturali. Come riconoscono gli stessi autori di “Disastri”, la loro definizione ha però il vantaggio di includere i casi in cui l’entità dei danni fisici è limitata e il numero di vittime per fattori fortuiti non particolarmente elevato, ma in cui la disgrazia avvenuta rivela una breccia nel sistema di difesa, fino a quel momento considerato sicuro, e provoca di conseguenza allarme e il riassetto culturale delle aspettative. Non è infatti possibile utilizzare come parametro di riferimento per classificare un evento come un disastro il numero dei morti, e comunque questa non è una variabile sufficiente per segnare quella sottile linea di demarcazione che divide un incidente da un disastro. Pertanto un incidente automobilistico sarà un disastro per le persone direttamente coinvolte nell’evento, ma non può essere considerato un disastro nel senso stretto del termine poiché rimane sul piano del vissuto personale, è un evento traumatico privato e non uno shock collettivo. 16 Tra i tanti casi, ricordiamo il disastro della diga del Vajont: il 9 Ottobre 1963 una frana gigantesca cadde nel lago antistante la diga, sollevando un’onda di 50 milioni di metri cubi e cancellando in pochi secondi cinque paesi e quasi 2000 vite umane. Una delle cause principali fu la consistente presenza di argilla (imbevuta d’acqua a causa delle copiose piogge delle settimane precedenti), le cui scarse qualità meccaniche agevolarono un rapido distacco del terreno. A ciò si deve però aggiungere l’azione dell’uomo attraverso il disboscamento, la costruzione di strade e canali nell’area in cui sorge la diga e le operazioni di invaso e svaso effettuate durante il collaudo, che hanno ulteriormente peggiorato la coesione delle rocce.
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La comunicazione in Rete nelle emergenze: il caso del disastro dello shuttle Columbia

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Belli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Marco Lazzari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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