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Felicità e società nel pensiero di C.-A. Helvétius

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Parte I: La costituzione dell’uomo 2 ra soltanto come una maschera, un travestimento” 3 . Questo “livellamento sensualistico” consiste, sul piano pratico, nella negazione di ogni autonomia della volontà, sul piano teoretico, nell’annullamento di ogni spontaneità del pensiero. Le attività psichiche, infatti, essendo tutte forme diverse di sensibilità, sono ridotte al medesimo piano di valore e di validità: Tutto confluisce nella massa unica e indifferenziata del sentire. Quelle che noi chiamiamo giudizio e co- noscenza, fantasia e memoria, intelletto e ragione, non sono affatto forze specifiche, proprie e originali dell’anima. Anche qui [nel mondo teorico] è avvenuto il suddetto travestimento. Si crede di essersi elevati al di sopra della sensazione… mentre invece non la si è che leggermente modificata; le si è buttato addosso un altro mantello 4 . 1.1. La riduzione sensistica dello spirito Se tutte le operazioni dello spirito si riconducono alla sensibilità fisica, allora è opportuno in primo luogo chiarire il significato del termine spirito (esprit), per esaminare in un secondo mo- mento come le sue facoltà si connettano alla sensibilità. Helvétius considera lo spirito sotto due differenti accezioni: o come l’effetto o il prodotto della facoltà di pensare, cioè come la connes- sione dei pensieri di un uomo (l’assemblage des pensées), o come la facoltà di pensare stessa (le penser) 5 . Comunque venga considerato, lo spirito è sempre vincolato alla sensibilità: come facol- tà produttrice di pensieri è infatti sensibilità e memoria (la memoria è anch’essa sensibilità), poi- ché sono gli organi di senso le cause produttrici delle idee; e come effetto del pensiero è un as- semblaggio di idee, che hanno appunto una derivazione sensibile, non una ragion d’essere intel- ligibile autonoma. Nel corso delle sue opere, Helvétius usa il più delle volte il termine spirito in un senso generi- co, per indicare tutto ciò che contribuisce a definire la peculiarità individuale da un punto di vi- sta sia intellettuale che morale, ma non fisiologico o somatico; in questo senso, rientrano nel ge- nere “spirito” la quantità di conoscenze, la qualità dell’intelligenza (nelle sue forme di riflessio- ne, discernimento, giudizio), il carattere. Come è stato osservato 6 , Helvétius preferisce il termine spirito al termine ragione perché si adatta meglio a un contesto empirico. Fondamentalmente si tratta della stessa cosa (la facoltà di ragionare, di pensare e di comparare i rapporti tra oggetti), ma il termine spirito si svincola dalle implicazioni aprioristiche, metafisiche che il termine ra- gione comporta, per legarsi invece a quelle empiriche e psicologiche. L’empiricità dello spirito consiste nel suo essere necessariamente vincolato a una dimensione “oggettuale”: esso concerne sia i rapporti degli oggetti tra loro (conoscenza per idee), sia i rapporti degli oggetti con noi (co- noscenza per impressioni sensibili). In tal modo il concetto di spirito perde gli attributi di neces- sità e universalità propri del concetto tradizionale di ragione. Questa duplicità permette ad Hel- vétius di considerare lo spirito ora come un modo di pensare comune a tutti gli individui, ora se- condo una variegata tipologia di modalità intellettive (esprit pénetrante, esprit de lumière, esprit 3 E. CASSIRER, La filosofia dell’illuminismo, La Nuova Italia, Firenze, 1936, p. 48. Questa fu, per Cassirer, anche la causa della reazione sorta in Francia contro l’opera (cfr.: Ivi, nt. 1, p. 436). Per la critica di Cassirer alla riduzione sensistica di Helvétius, cfr.: Ivi, pp. 47-49. 4 Ivi, p. 49. 5 “Lo spirito può essere considerato o come la facoltà produttrice dei nostri pensieri, e lo spirito, in questo senso, non è che sensibilità e memoria; o lo spirito può essere guardato come un effetto di queste stesse facoltà, e in questo secondo significato, lo spirito non è che un assemblaggio di pensieri, e può suddividersi in ogni uomo in tante parti quante idee ha quest’uomo. Ecco i due aspetti sotto i quali si presenta lo spirito considerato in sé stesso.” (De l’esprit, disc. I, cap. IV, p. 285). Cfr. anche: Ivi, cap. I, p. 190; De l’homme, sez. V, cap. I, p. 131. 6 Cfr.: Y. BELAVAL, “Présentation d’Helvétius”, in C.-A. HELVÉTIUS, Œuvres complètes, op. cit., vol. I, p. XXXVII.
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Felicità e società nel pensiero di C.-A. Helvétius

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Bassetto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Massimo Mori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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