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La disciplina internazionale del commercio dei prodotti agricoli: l'Organizzazione mondiale del commercio e la Comunità europea

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ii Premessa Le origini del commercio dei prodotti agricoli si perdono nella notte dei tempi, quando le tribù di coltivatori sedentari cominciarono a barattare i propri beni con gli animali delle tribù di pastori nomadi. I Fenici, i Greci e i Romani costruirono i propri imperi commerciali e politici sui traffici «internazionali» dei prodotti dell’agricoltura, alcuni dei quali avevano subito una prima trasformazione (si pensi all’olio, al vino, alla porpora) 1 . Più di settecento anni fa, Marco Polo attraversava a piedi il continente euro- asiatico per comprare le spezie ed il tè dell’estremo oriente, seguendo la via della seta, aperta dal monaco Giovanni da Pian del Carpini un secolo prima. La stessa scoperta dell’America, celebrata come il simbolo della rinascita della civiltà europea e l’inizio di una nuova era, trae le proprie origini dal commercio delle spezie: Cristoforo Colombo cercava una via più breve per raggiungere le Indie, al di là delle Colonne d’Ercole. Con la rinascita del commercio internazionale del sedicesimo secolo, la creazione di potenti compagnie commerciali, il miglioramento dei mezzi di trasporto e l’apertura di nuove rotte, il mondo conosce una sempre maggiore integrazione dei mercati dei prodotti agricoli: mentre i nobili d’Europa acquistano sempre più tè, cacao e caffè, le patate ed il mais si diffondono nel Vecchio Continente. Non solo aumentano le quantità dei beni scambiati, ma, più significativamente, la circolazione planetaria dell’argento porta a fenomeni di convergenza dell’andamento dei prezzi e di «sincronizzazione del ciclo economico» ante litteram, anticipando così di quattro secoli il tanto citato «villaggio globale». La fondazione della città di Manila, nel 1571, viene spesso descritta come l’«atto di nascita» del commercio internazionale: le Filippine diventano il centro di tutti i commerci mondiali, collegando direttamente l’Europa, l’Asia, l’Africa e l’America 2 . Sul commercio internazionale dei prodotti di base (inclusi, quindi, anche i minerali), si creano grandi imperi commerciali (si pensi alle grandi compagnie commerciali olandesi), sulla cui base vengono fondati gli imperi coloniali. L’intero mondo è legato da una fitta rete di commerci, di cui i prodotti agricoli costituiscono una parte importante. L’avvento della rivoluzione industriale non modifica questa situazione, al contrario stimola il commercio dei prodotti agricoli in cambio di manufatti. L’allocazione delle risorse a livello internazionale sembra seguire la regola del vantaggio comparato descritta pochi anni prima da Ricardo, facendo riferimento proprio allo scambio della tela contro il vino Porto: a cavallo tra il XIX e il XX secolo l’Inghilterra è il più grande importatore netto di prodotti agricoli, compensati a 1 Per uno studio del commercio negli imperi meno conosciuti, cfr. il testo classico di K. Polanyi (a cura di), Traffici e mercati negli antichi imperi. Le economie nella storia e nella teoria (1957), Einaudi, Torino 1978. 2 Cfr. R. Findlay, K. H. O’Rourke, Commodity Market Integration, 1500-2000, Trinity College Public Economic Papers, Dublin 2001, pp. 3-16. Cfr. anche le tabelle in allegato, relative alla composizione del commercio internazionale, l’andamento dei prezzi e le ragioni di scambio.
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Informazioni tesi

  Autore: Luca De Carli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Giuseppe Porro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 548

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Parole chiave

accordo sull'agricoltura
agreement on agriculture
agricoltura
commercio internazionale
common agricultural policy
comunità europea
organizzazione mondiale del commercio
politica agricola
trade
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