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Il Vantone tra mito e dialetto. Il teatro di Pier Paolo Pasolini

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5 sue sofferenze e i suoi sentimenti, rivissuti attraverso l’animo dei vari Meni e Jan. Lo scrittore, che nel creare l’opera fa ricorso a modalità d’espressione proprie, diviene così il responsabile dell’essere della sua pagina, dando così voce alla sua soggettività nella speranza che essa venga percepita fra le righe del testo nella forma delle cosiddette ‘intenzioni d’autore’. Questa continua auto-ostentazione del proprio Io, che alterna sintomi inconsapevoli a tracce coscienti della sua presenza nella pagina scritta, si manifesta proprio come conseguenza di quel progetto del quale Pasolini si sente investito: incarnare il ruolo di intellettuale guida, puntando il dito contro la classe dirigente, colpevole di aver promosso lo sviluppo del sistema capitalistico che, al posto del benessere tanto sperato, comportava soltanto l’inquinamento del mondo primitivo e popolare. In questo modo la scrittura, poetica o drammatica che sia, cessava di diventare un ammanierato gioco da poeti, ma diveniva arma di riscatto sociale e politico. Inserendosi così nell’ambiente culturale di giovani universitari, diviene l’animatore di un cenacolo letterario del quale erano membri Roberto Roversi, Francesco Leonetti e Luciano Serra, con cui si dedicherà allo studio dei classici del teatro europeo, con particolare preferenza a La vita è sogno di Calderón De

Anteprima della Tesi di Marco Iapichino

Anteprima della tesi: Il Vantone tra mito e dialetto. Il teatro di Pier Paolo Pasolini, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Iapichino Contatta »

Composta da 202 pagine.

 

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