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La gestione delle società di calcio: performance e circolo vizioso. Alcuni casi a confronto

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12 decorrere dal 30 settembre 1966, data del passaggio delle consegne, allo scopo di procedere alla sollecita liquidazione delle associazioni calcistiche ed alla loro costituzione in società per azioni. 3 In merito a questa decisione sorgono perplessità riguardo alla legittimità della delibera da cui deriva; molti giuristi, infatti, s’interrogano sul potere della Federazione che, nel caso in parola, sembra calpestare l’autonomia negoziale dei sodalizi stessi. La Corte di Cassazione 4 dichiarò illegittimo tale provvedimento affermando che lo scioglimento diretto di un ente privato “è una sanzione del tutto eccezionale che deve trovare necessariamente nella legge la sua specifica determinazione”. Pertanto concludeva la sentenza: “…il provvedimento relativo configura una lesione di diritto soggettivo perfetto, la cui tutela giurisdizionale è azionabile davanti al giudice ordinario”. Escluso quindi che la riforma dei sodalizi di calcio potesse attuarsi attraverso un intervento autoritario dall’esterno, l’adozione della forma di società per azioni è stato il risultato di due operazioni collegate e successive: delibera di scioglimento delle associazioni da parte delle rispettive assemblee e ricostituzione di nuove società ad opera dei membri delle disciolte associazioni. In tal modo si rispettava pienamente l’autonomia statutaria dei sodalizi interessati. 5 Come in ogni intervento legislativo riguardante le società di calcio, l’obiettivo è quello di risanare le posizioni debitorie dei club cercano di far convivere le finalità sportive con l’inderogabile esigenza di un’ordinata gestione economica e il rispetto delle disposizioni in materia societaria e fiscale. La scelta della forma dell’S.p.A. non è casuale: rientra tra le condizioni essenziali per l’ottenimento del mutuo sportivo, e per la concessione di agevolazioni tributarie; permette l’applicazione di disposizioni sulla formazione e pubblicità del bilancio che assicurano una gestione più trasparente nonché un controllo più incisivo da parte delle autorità sportive competenti. Ma i risultati non sono conformi alle aspettative: il disavanzo complessivo già nel 1972 è di 18 miliardi e nel ’74 il calcio chiede più soldi al Coni: vengono considerati troppo modesti i 500/600 milioni che arrivano dal Totocalcio, capace di produrre 33 miliardi di utili e la situazione continua a peggiorare. Il 18 Luglio del ’77 si dimette l’allora presidente della Lega Antonio Griffi dopo che venti società su trentasei hanno sottoscritto un documento, per la richiesta di un commissario in Lega, in grado di far fronte ai gravissimi problemi del settore che presenta oltre 50 miliardi di deficit. Si arriva così al 1981, anno della seconda riforma in cui la F.I.G.C. commissiona ad un gruppo d’esperti uno studio che inizia così: “Provvedimenti parziali o di comodo possono soltanto traslare 3 Mariano Masucci “Le società calcistiche problemi di gestione e di bilancio” 4 Sent. N. 2028 delle Sez. Unite della Cassazione, 14 marzo – 19 giugno 1968 Presid. Tavolato-Est. Cortesani-P.M. Criscuoli-Ferri G. e Sanapo V. c/C.O.N.I. e F.I.G.C. 5 Mariano Masucci “Le società calcistiche problemi di gestione e di bilancio”

Anteprima della Tesi di Giuseppe Baseggio

Anteprima della tesi: La gestione delle società di calcio: performance e circolo vizioso. Alcuni casi a confronto, Pagina 7

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppe Baseggio Contatta »

Composta da 389 pagine.

 

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