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Donne e mafia

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4 Negli anni ‘70 con la comparsa di studiose attente alla questione femminile cominciano a proliferare analisi sulla donna criminale. I primi passi compiuti da queste donne sono stati di contrasto e critici verso le precedenti teorie e anche verso quelle contemporanee, quelle dunque che hanno trascurato l’elemento femminile nella criminalità. Nel processo alle dottrine di stampo maschilista sono denunciati il disinteresse e l’insensibilità della maggior parte degli studiosi verso la donna criminale, concludendo che ciò ha portato ad una visione imparziale e in completa della criminalità nel suo complesso. In particolar modo è criticato il differente approccio utilizzato per i due generi; la delinquenza femminile spiegata ancora in termini biologici, mentre per quella maschile si accettavano ipotesi diverse di dottrine moderne, più esplicative di stampo sociologico e culturale. L’opinione più attaccata da parte di queste studiose era quella che riconduceva la delinquenza femminile ad una devianza determinata da fattori sessuali (mancanza istinto materno ecc.) Successivamente ad una demolizione delle teorie biologiche, si affronta il problema da un’altra visuale, si osserva analiticamente la condizione sociale delle donne imputate, detenute e condannate, entrando in contatto diretto con queste donne e intervistandole per esplorare dall’interno l’universo criminale femminile.

Anteprima della Tesi di Lidia Renta

Anteprima della tesi: Donne e mafia, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lidia Renta Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.