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Donne e mafia

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7 familiare, è maggiormente esposta alla possibilità di violare la norma. L’aumento quantitativo e il mutamento qualitativo della criminalità femminile è dunque spiegato come conseguenza di una maggiore esposizione della donna al crimine, in quanto più introdotta nella vita sociale. La critica più forte, della corrente femminista, alle teorie anteriori è quella di aver trattato la criminalità femminile in maniera differente e di non aver esteso gli studi e i paradigmi sulla criminalità in generale anche alle donne. Tuttavia la lacuna delle vecchie teorie non può semplicemente essere colmata estendendo le stesse ipotesi anche alle donne: questo è un grosso errore in cui sono incorse molte studiose degli anni 70. Non bisogna aggiungere l’elemento femminile nelle teorie preesistenti, ma serve uno studio più attento che prenda atto delle differenze tra i due tipi di criminalità e reimposti il problema. Le teorie recenti hanno introdotto il concetto di mascolizzazione della donna, un fenomeno che ha seguito il processo di emancipazione, secondo cui la donna ha assunto sempre di più caratteristiche del maschio, tesi che sono state contestate da più parti e per diverse motivazioni. Prima di tutto, perché non tengono conto delle diversità indotte dall’appartenenza di genere, ma, come già accennato, mirano ad estendere le teorie generali anche alle donne criminali.

Anteprima della Tesi di Lidia Renta

Anteprima della tesi: Donne e mafia, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lidia Renta Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.