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Donne e mafia

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8 Ciò è criticato perché le due questioni vanno affrontate in termini differenti, non per ragioni biologiche, come affermato dalla scuola positivista, ma per ragioni psicologiche, sociali e culturali. Non basta affermare la parità tra donne ed uomini per estendere anche tutte le teorie psicologiche o sociologiche ad essa; se pure la distanza tra i due sessi è diminuita ciò non esclude che esistano ancora profondi solchi. I processi di riforma attraverso modifiche legislative hanno ottenuto un’eguaglianza formale ma non sostanziale; ciò non vuole essere conferma di alcun pregiudizio sul ruolo femminile, ma la donna è diversa e dunque le questioni psicologiche e sociologiche vanno impostate differentemente, quindi anche la questione criminale va analizzata tenendo conto delle peculiarità dei due generi. Un altro limite che viene contestato a queste teorie è l’imparzialità. Difatti, le ricerche sono state condotte esclusivamente da donne che mirano più a demolire i pregiudizi creati da teorie, come quella della delinquente nata, che ad analizzare attentamente il fenomeno criminale femminile. Inoltre un altro elemento che viene contestato è la veridicità del numero dei reati. Queste studiose hanno affermato che l’emancipazione femminile ha portato ad un incremento dei reati commessi da donne; in realtà, esaminando i dati dell’ISTAT, non vi è un aumento dopo gli anni ‘70 ma solo un leggero mutamento

Anteprima della Tesi di Lidia Renta

Anteprima della tesi: Donne e mafia, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lidia Renta Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.