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Il tribunale del riesame

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12 concreto, ricavabili dagli atti del procedimento 24 . Siffatti elementi vanno poi, illustrati analiticamente, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, nel provvedimento che applica la misura 25 . Il legislatore della riforma ha anche introdotto un’ulteriore disposizione prevedendo, nell’ultima parte della lettera a) dell’art. 274 che, dal “silenzio” dell’imputato o dalla sua mancata ammissione degli addebiti, non può ricavarsi l’esistenza del pericolo di inquinamento probatorio 26 . Quale successivo periculum libertatis previsto alla lettera b) della norma, la quale non è stata oggetto di modifiche da parte dell’ intervenuta legge di riforma, troviamo il pericolo di fuga attinente al rischio che l’indagato si sottragga al processo e all’espiazione della pena, dandosi appunto, alla fuga. Occorre tuttavia, che il giudice attraverso un giudizio prognostico, valuti che potrà esser irrogata nei confronti dell’imputato,con la futura sentenza, una pena superiore a due anni di reclusione; al di sotto di tale limite il legislatore vieta di dar rilevanza al pericolo di fuga. Infine, la lettera c) prevede il pericolo di reiterazione nel reato quale ultima, tra le esigenze cautelari, anch’essa oggetto di modifica ad opera della legge n. 332 del 1995. Si tratta dell’unica esigenza che non mira a salvaguardare lo svolgimento e gli effetti del processo, bensì a tutelare la collettività, consentendo di provvedere in altre parole, alla difesa 24 Cristiani, Misure cautelari e diritto di difesa, Torino 1995, p. 15 definisce quest’intervento del legislatore come un “generoso sforzo di specificazione e aggettivazione” in pratica non dice nulla di nuovo rispetto a ciò che si ricavava dalla formulazione originaria del codice. Tuttavia, Illuminati (Presupposti delle misure cautelari e procedimento applicativo, in Grevi, Misure cautelari e diritto di difesa nella legge 8 agosto 1995 n. 332 ,Milano 1996, p. 78 ss.) propone una chiave di lettura delle modifiche: l’ intenzione del legislatore è stata quella di permettere al giudice di conoscere fin da subito l’ oggetto della tutela, riconducendo le esigenze cautelari considerate come volte ad assicurare le singole acquisizioni probatorie evitando quindi, che la coercizione cautelare divenga uno strumento di ricerca della prova, operante per tutto il tempo necessario alle indagini conseguendo a ciò l’ illegittimità delle misure cautelari adottate quando ancora non si conoscono la natura delle prove e gli atti di indagine da compiere. A conferma di ciò mette in evidenza la modifica dell’ art. 301 c.p.p.( limitazione drastica del termine di custodia cautelare) e la precisazione contenuta nella norma, che le indagini devon riferirsi ai fatti per i quali si procede vietando di ricercare prove di fatti diversi. 25 Questa sanzione volta a rafforzare l’obbligo di motivazione, è considerata poco comprensibile da molti poiché gia prevista dall’ art. 292 c.p.p. si veda: Illuminati, op. cit., p. 80 e vedi anche nota 45; Riviezzo, op. cit., pp. 45-46; Cristiani, op. cit., p. 45 dove addirittura la definisce “quartum genus” perché si tratta di una categoria di nullità nuova non inquadrabile né, tra le nullità relative né, tra quelle assolute dell’ art. 179 c.p.p. e che non ha nemmeno il carattere delle nullità a regime intermedio. 26 Secondo Tonini, Manuale di procedura penale, Milano 2001, p. 303: ”Doveva ricavarsi già implicitamente dal sistema ed esplicitamente dall’art. 14, comma 3, lettera g, del Patto internazionale sui diritti civili e politici”. Per Illuminati, op. cit., p. 80 ss.: il principio era già implicito nel sistema visto che la custodia in carcere non poteva esser vista come strumento per indurre l’imputato a confessare, però il legislatore doveva intervenire rendendolo esplicito visto che, la prassi giurisprudenziale considerava il silenzio dell’ imputato come circostanza che rendeva concreta l’attualità’ del pericolo per l’ acquisizione delle fonti di prova; portando in questo modo la custodia in carcere a trasformarsi da mezzo per tutelare la prova, a mezzo per ottenerla.
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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Marinelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Piero Gualtieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

FAQ

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il riesame dei provvediemnti restirttivi
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