Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il tribunale del riesame

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

14 norma attinente ai presupposti delle misure cautelari è proprio il suddetto art. 275 c.p.p. anch’esso profondamente modificato dagli art. 4 e 5 della legge di riforma. La versione originaria della disposizione rappresentava la nuova impostazione in materia di misure cautelari che, abbandonando ogni idea d’applicazione automatica delle misure stesse a cui era ispirato il codice Rocco, adottava, come criterio generale, l’affidamento alla discrezionalità dell’organo giudicante per la ricerca dell’equilibrio tra le esigenze cautelari dell’art. 274 e la tutela della libertà personale costituzionalmente garantita. Ne risultava un sistema fondato sulla valutazione dei singoli casi concreti rispetto ai quali verificare, di volta in volta, l’opportunità’ di esercitare il potere cautelare, previo l’accertamento della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza richiesti dall’ art. 273, individuando così, il tipo di misura in concreto adottabile in base ai criteri di proporzionalità e adeguatezza dell’ art. 275 e senza dimenticare, il carattere di extrema ratio della custodia in carcere; la disciplina delle misure cautelari aveva carattere di omogeneità per tutti i reati. La riforma ha lasciato invariati il primo e il secondo comma, i quali prevedono che, nel disporre la misura, il giudice deve verificare l’idoneità’ della misura stessa rispetto alle esigenze cautelari da soddisfare (c.d.principio d’adeguatezza) e la proporzionalità della misura rispetto all’entità del fatto e ad alla sanzione che si ritiene irrogabile (c.d. principio di proporzionalità). Dall’ analisi della disposizione emerge chiaramente che, in materia, vige un principio generale di gradualità delle misure cautelari perché, le esigenze cautelari vanno soddisfatte con il minor sacrificio possibile della libertà personale, in conformità anche, alla concezione della custodia cautelare, applicabile solo quando si profili come unica ed esclusiva per apprestare tutela ai pericula da salvaguardare. La riforma del 1995 ha contribuito a rafforzare il principio di proporzionalità, introducendo il comma secondo-bis, il quale pone il divieto di disporre la misura della custodia in carcere nel caso in cui il giudice ritenga possa essere concessa la sospensione condizionale della pena: si tratta, praticamente, di impedire che all’ imputato venga richiesto un sacrificio che non gli sarà probabilmente inflitto neanche con la condanna.

Anteprima della Tesi di Lucia Marinelli

Anteprima della tesi: Il tribunale del riesame, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lucia Marinelli Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 20881 click dal 28/01/2005.

 

Consultata integralmente 33 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.