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L'interrogatorio di polizia

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III I principi emergenti dalle norme costituzionali (inviolabilità del diritto alla difesa e della libertà personale, presunzione di non colpevolezza, ecc.) imponevano la realizzazione di un “nuovo” processo, nel quale, la posizione dell’imputato veniva fondamentalmente rivalutata in un ottica prima di allora sconosciuta: quella garantista. Fu, appunto, questa rivalutazione della dimensione individuale, che nel portare ad una lenta (ed anche, non poco contrastata!) 3 evoluzione della struttura primitiva del codice Rocco, venne coinvolgendo, altresì, diversi istituti processuali, compreso il “sommario interrogatorio” di polizia che, in origine, si presentava come un atto tutt’altro che garantito! 4 Così, a cominciare dalla “piccola” riforma del 1955, fino alle importanti innovazioni occorse a cavallo degli anni settanta, non senza dimenticare il fondamentale ruolo propositivo che svolse in merito la Corte Costituzionale, 5 si giunse progressivamente (anche se, non senza pericolosi retournement!) 6 a rendere possibile, nel più volte riformulato art. 225 c.p.p., un “nuovo” interrogatorio di polizia, calato in una “nuova” veste di 3 Come vedremo, di non poche resistenze ed in varie occasioni, si rese autrice, con la sua giurisprudenza, la stessa Suprema Corte di cassazione. 4 Di fatto, alla polizia giudiziaria era consentito di ricorrerne al compimento, soltanto nei confronti degli arrestati, senza che questi potessero contare dell’assistenza di un difensore e senza che agli stessi fosse riconosciuta alcuna facoltà di scelta sul comportamento processuale da tenere di fronte all’autorità, ma anzi, individuando nell’eventuale atteggiamento non collaborativo, quale quello concretatosi in un eventuale silenzio serbato dall’interrogando a fronte delle domande dell’inquirente, non l’esercizio di un diritto, ma bensì, un comportamento contra jus. 5 Si pensi all’importanza che nell’evoluzione del diritto alla difesa dell’imputato sotto il profilo dell’assistenza tecnico-professionale, in particolare, con riguardo all’atto di interrogatorio, assunsero le sentenze n° 86/68 e 190/70 della Corte Costituzionale (anche se il panorama delle decisioni attraverso cui la Consulta venne progressivamente ristrutturando la fisionomia del processo penale in adeguamento al dettato costituzionale, fu molto più ampio...) 6 Nel 1974, sotto il “fuoco” incontrollato di una criminalità sempre più sanguinaria e meglio organizzata, si pensò che l’unico modo per arginare il dilagante fenomeno fosse quello di ampliare quegli stessi poteri che la polizia giudiziaria, nel non lontano 1969, si era vista ridimensionati e ciò, in un’ottica di maggior garanzia verso l’indiziato. In particolare, con la legge n° 497 del 1974, quella “scelta di garanzia” operata appena cinque anni prima, venne in parte disattesa, nonostante, proprio in quello stesso periodo, il 3 aprile 1974, fosse stata di nuovo e solennemente riconfermata con l’approvazione della legge-delega n° 108 per l’emanazione del nuovo codice di procedura.
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L'interrogatorio di polizia

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Informazioni tesi

  Autore: Nicola Santolini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Renzo Orlandi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

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Parole chiave

flagranza reato
interrogatori
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