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Il Settecento secondo Stanley Kubrick: "Barry Lyndon"

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affiancavano la percezione della caducità e della vanità dell’esistenza; e le feste e i divertimenti consumati in società erano inseparabili dalla visione della corruzione del corpo e dalla consapevolezza dell’ineluttabilità della morte. Un tempo dove alla ragione e ai Lumi non si disgiungevano i sentimenti e le sensazioni come fondamentali strumenti conoscitivi a disposizione dell’uomo. C’è poi un particolare geografico del luogo in cui si svolge la storia di Barry Lyndon: l’Inghilterra sotto il lunghissimo regno di Giorgio III (che si concluse con pazzia del monarca) 9 ; il che significava affrontare un periodo che vede un susseguirsi di guerre europee, la Rivoluzione americana, quella francese e poi i rivolgimenti napoleonici. Quanto agl’inglesi, la loro rivoluzione borghese l’avevano già fatta un secolo prima, e ora ne operavano un’altra, forse meno immediatamente dirompente e comprensibile, ma dagli effetti enormi: la rivoluzione industriale. Si è detto spesso come il Settecento sia il momento storico in cui si creano le forme della nostra modernità e, probabilmente, l’Inghilterra del tempo ne era il più sicuro avamposto. Sì, è il secolo dei Lumi, ma è anche il secolo delle fabbriche, del denaro, dei rapporti di produzione, della rivoluzione demografica e degli Imperi che toccano il proprio apice (quello inglese nel Settecento conoscerà insieme il suo apogeo e comincerà il suo declino egemonico). E’ anche il secolo in cui nasce un’”industria culturale” simile a quella che conoscevamo prima dell’irruzione dell’impero televisivo massmediatico e telematico, con i primi romanzi a grande tiratura e la pittura accessibile anche alla ricca borghesia. Di tutto questo che tracce permangono nel film di Kubrick? Molte, seppur nascoste dietro il velo di una mediazione che è soprattutto culturale, artistica, e che mira a mostrare l’apoteosi di una classe, quella aristocratica, che aveva fino ad allora dominato la società occidentale ed era pian piano destinata a un inesorabile declino nella sua fissità da acquario. Come detto, una questione di metodo si poneva al regista: in che modo rappresentare visivamente il Settecento? La risposta è altrettanto “visiva”: Kubrick sembra voler perseguire l’utopia di creare un cinema storico e in costume partendo da quello che era il “cinema” dell’epoca settecentesca, la maniera in cui un secolo si mostrava e raccontava per immagini: attraverso la pittura. Sembra ancora di sentire il regista parlare del suo progetto su Napoleone: Per Barry Lyndon ho creato un vastissimo archivio iconografico di disegni e dipinti presi da libri d’arte. Queste figure servirono come punto di riferimento per tutto quello che avevamo bisogno di creare: vestiti, suppellettili, arnesi, strutture architettoniche, eccetera 10 . Ancora più illuminanti le parole di Ken Adam: Personalmente, a partire dalla lettura del libro di Thackeray, mi sarebbe piaciuto elaborare la mia concezione del XVIII secolo [...]. Qualunque sia il libro che leggo, me ne faccio un’idea nella mia mente. Se non conosco l’epoca, faccio naturalmente delle ricerche, ma ad un certo momento mi allontano dalla documentazione e comincio a lavorare sulla base di una mia interpretazione personale. Stanley non era affatto d’accordo. Secondo lui la via più sicura – e conoscendo la sua struttura mentale, lo capisco – era d’ispirarsi a pittori come Gainsborough, Hogarth, Reynolds, Chardin, Watteau, Zoffany, Stubbs (per i costumi di caccia), e in particolare Chadowiecki [...]. Per me fu insomma una ricerca immensa, cui seguì il tentativo di riprodurre il frutto di quella ricerca [...]. Eppure è stato un lavoro affascinante. Abbiamo fatto ricerche sugli spazzolini da denti, sui 9 A sua volta oggetto di un altro film, La pazzia di re Giorgio (The Madness of King George, 1995), con lo stesso scenografo di Barry Lyndon: Ken Adam. 10 Ivi, p. 182.

Anteprima della Tesi di Davide Magnisi

Anteprima della tesi: Il Settecento secondo Stanley Kubrick: "Barry Lyndon", Pagina 4

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Davide Magnisi Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

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