Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il Settecento secondo Stanley Kubrick: "Barry Lyndon"

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

profilattici, su un sacco di cose dell’epoca che in conclusione non sono poi apparse sullo schermo. L’esperienza è stata massacrante 11 . Lo stesso lavoro “filologico” fu fatto per gli ambienti in cui girare il film. E’ ancora Adam a parlare: Stanley voleva che fosse in un certo senso un documentario sul XVIII secolo. Gli sembrava più sicuro, onde evitare errori, andare a filmare gli edifici di quell’epoca. Il mio problema era quello di creare una progressione nelle scenografie: secondo me lo sfondo irlandese della giovinezza di Barry Lyndon doveva essere molto più primitivo, doveva appartenere ad un’epoca più antica rispetto alle scene girate in Inghilterra. Fui molto deluso di non poter trovare degli edifici irlandesi dell’epoca, perché sembrava che fossero stati tutti distrutti dalle rivoluzioni e dalle guerre. Finalmente siamo riusciti a trovare un’architettura anteriore al XVIII secolo combinando tre architetture di tre posti diversi: Caher Castle, Ormond House e Huntingdon. Mi ci volle molto tempo per scoprirli. D’altronde volevo che il palazzo di Lady Lyndon, che apparteneva ad una vecchia famiglia aristocratica, fosse anch’esso più antico del XVIII secolo, altrimenti avrebbe dato l’impressione di arricchiti. Ed ho convinto Stanley ad accettare quest’idea. Benché esistano molti palazzi elisabettiani, stuartiani e jamesiani, è stato molto difficile trovarne uno che fosse di grande bellezza. D’altra parte, in alcuni castelli ci rifiutavano l’autorizzazione a girare. Ancora una volta abbiamo creato un’architettura composita utilizzando Wilton (Salisbury), Petworth (Sussex), Longleat (Wiltshire) e Howard Castle (York) per gli esterni. [...] Stanley controllava perfettamente nella sua testa questa mescolanza d’ambienti. Un critico d’arte potrebbe senz’altro notare i “salti” nella decorazione da un ambiente all’altro, ma a mio parere non era molto importante, perché nei castelli inglesi c’è questa sovrapposizione di stili. A Wilton, ad esempio, c’è dello stile elisabettiano e del XVIII secolo 12 . La stessa cura estrema del dettaglio storico è applicata alla scelta e alla realizzazione dei costumi, per rendere il più possibile realistica la finzione. Così Kubrick: Non c’è molta logica nel ricreare i costumi quando questi si trovano già belli e pronti sui quadri e sui disegni dell’epoca. E’ molto importante però procurarsi alcuni costumi reali dell’epoca per imparare come originariamente erano confezionati 13 . Kubrick assunse, come costumiste, Milena Canonero e Ulla-Britt Soderlund che girarono molti atelier in tutta Europa per trovare degli abiti che potessero far rivivere il gusto e la linea settecentesche nella maniera più raffinata, come si vedeva nei quadri dell’epoca. Per riprodurre i costumi necessari a popolare il Settecento che la macchina del tempo Kubrickiana si preparava a visitare, fu creata una vera e propria sartoria da campo che seguiva in ogni luogo le riprese. Gli abiti acquistati erano inservibili direttamente, anche perché le persone nel Settecento erano mediamente di taglia più piccola. Il regista supervisionava ogni cosa e impose che ogni costume fosse provvisto anche di sottabito e di biancheria d’epoca, in modo che gli attori avessero un portamento il più possibile vicino a quello che doveva essere nel Settecento, la stessa rigidità un po’ meccanica. Ma non c’erano solo i sontuosi vestiti dei nobili completamente realizzati a mano nel laboratorio creato appositamente per il set: “Per le uniformi creavamo un prototipo di costume e poi affidavamo ad una piccola industria manifatturiera il compito di realizzarne la quantità che ci serviva per il film, anche centinaia e centinaia di pezzi” 14 . 11 Ivi, p. 211. 12 Ivi, pp. 211, 214. 13 Ivi, p. 182. 14 M. Canonero citata in Stefano Masi, Una sartoria da campo, in De Pascale Goffredo (a cura di), Barry Lyndon (libretto allegato alla videocassetta), l’Unità, Roma 1999, p. 20.

Anteprima della Tesi di Davide Magnisi

Anteprima della tesi: Il Settecento secondo Stanley Kubrick: "Barry Lyndon", Pagina 5

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Davide Magnisi Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3975 click dal 21/02/2005.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.