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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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12 Né ci si trova qui d'accordo con D. Bosco il quale, a proposito dell'impianto coerentemente naturalistico del manoscritto, avanza l'ipotesi, per lui sicuramente valida ed applicabile a molte esperienze del libero pensiero, di una “metafisica libertina”: «proprio il mutamento di cornice e di sostanza, rispetto al naturalismo pomponazziano, o vaniniano, per restare a due celebri nomi, che spiega il senso e la portata della “metafisicità” del “Theophrastus” (23) . Certo è innegabile che la “professione di ateismo” del Theophrastus redivivus vada oltre la posizione di Pomponazzi o di Vanini, tuttavia ci suona strano parlare di una esigenza metafisica all'interno del discorso dell'anonimo, pur se questa viene intesa a partire dall'unitarietà dell'argomentazione naturalistica basata su ragione ed esperienza. Ci sembra piuttosto che per l'anonimo del Theophrastus l'intento primo con cui usa il naturalismo aristotelico di stampo averroistico sia quello di un avallo ideologico al proprio contributo di scardinare una filosofia che vuole l'uomo succube di Dio ed al tentativo di stabilire per questi la possibilità di una vita felicemente terrena: «l'autore del “Theophrastus redivivus” non si sottrae insomma ad una filosofia consolatoria che è tale in quanto rifiuta il mondo esterno rinchiudendosi in un aristocratico “bene vivere”» (24) . In un certo senso il giudizio del Bosco, almeno su questo aspetto particolare, ci appare anch'esso legato ad una “prospettiva cartesiana” (25) . Ma per concludere momentaneamente il discorso sull’erudizione del Theophrastus redivivus se è giusto parlare di un «limite fondamentale dell'opera, la cui arretratezza non consiste nell'ignoranza delle prospettive metafisiche aperte dalla filosofia cartesiana o dalla visione del mondo fisico proposta dalla nuova scienza, ma nel carattere inadeguato del concetto di esperienza e nella parzialità o unilateralità dell'erudizione» (26) , tuttavia ci sembrano riduttive le conseguenze che lo studioso ne trae. Infatti che l'erudizione dell'anonimo estensore risulti essere «insufficiente come contributo alla formazione di un autentico spirito critico nella ricerca storiografica e nell'analisi dei fenomeni culturali» (27) , può apparire un giudizio parziale se si indica la (23) D. Bosco, Metamorfosi del ‘libertinage’. La ‘ragione esigente’ e le sue ragioni, Vita e Pensiero, Milano, 1981, p. 190. Al contrario G. Canziani e G. Paganini sostengono, a proposito dell'atteggiamento critico del T.R., che quest'ultimo «ben lungi dall'assolutizzare il sensismo in un rinnovato sistema di materialismo metafisico, preferisce invece servirsene come di un'arma polemica rivolta innanzitutto contro le distorsioni della cultura nelle quali si consuma l'alienazione della verità naturale», in T.R., Introduzione, p. XXV. (24) Lorenzo Bianchi, Libertinismo e ateismo nel Seicento, in “Studi Storici”, XX, 1979, p. 883. (25) Afferma ancora Bosco a proposito delle considerazioni filosofico-naturalistiche del T.R.: «il linguaggio e le tematiche (l'eternità del mondo, l'eternità della materia) si trovano lontane da ciò che cartesianesimo e gassendismo andavano proponendo nell'esplicazione razionale dell'uomo e dell'universo», in Metamorfosi del ‘libertinage’, cit. p. 190. (26) D. Pastine, Note al “Theophrastus redivivus”, cit., p. 441. (27) Ibidem, p. 441.
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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Perrino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1990-91
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria Assunta Del Torre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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Parole chiave

ateismo
campanella
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machiavelli
pomponazzi
storiografia filosofica
theophrastus redivivus
vanini

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