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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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13 restrizione che in questo contesto subisce il concetto di “spirito critico”; infatti esso viene collegato solo alle indagini critiche sull'Antico Testamento, nel senso che solamente quando si sentì la necessità di sottoporre al libero vaglio questo testo sacro con strumenti di natura empirica, sarebbe venuto a cadere il carattere di autorità del passato. Proprio nel campo della critica biblica starebbe l'insufficienza dell'erudizione del Theophrastus redivivus. Tuttavia, anche se l'operazione dell'anonimo autore è essenzialmente intellettualistica occorre sottolineare come il fatto di scrivere una storia dell'ateismo fosse già di per sé lavoro di non poco conto, soprattutto se si tiene presente il momento storico in cui ciò avviene; siamo nella Francia degli anni successivi al fallimento politico della Fronda, negli anni che si aprono al lungo regno del re Sole e che vedono un mutamento nell'ambiente culturale parigino. Si ha perciò l'impressione che l'intento del Theophrastus redivivus non sia esclusivamente “intellettualistico”: «ancora una volta la “restaurazione” di un patrimonio antico non risponde solo a una curiosità erudita ma all'esigenza di restituire gli strumenti per una battaglia culturale quale i tempi richiedono» (28) . Da questo punto di vista il Theophrastus redivivus non risulta essere più «un testo vecchio e attardato su tematiche esclusivamente erudite, ma piuttosto un'opera radicale, alternativa rispetto ai contemporanei impianti filosofici e tendenzialmente “eversiva”» (29) . Quindi il Theophrastus redivivus, questa «bibbia del libertinismo» (30) , frutto di un pensatore non certo “minore” (31) , si presenta nel vasto programma antireligioso ma anche politico stricto sensu, come un'opera che porta avanti sia quella filosofia della natura che, dopo l'instaurarsi della scienza moderna con Cartesio, Galileo, Gassendi, verrà per molti aspetti relegata nell'alchimia, sia quella “tradizione erudita” che - divenuta nel Seicento strumento critico efficacissimo - permette un polemico quanto intellettualmente valido intervento sulla filosofia del passato; inoltre per la sua diffusione clandestina questo manoscritto «rammenta alla storia del pensiero l'esistenza di minoranze e opposizioni che, costrette a esprimersi e a comunicare per vie non ufficiali, hanno tuttavia rappresentato elementi di novità e di precisa influenza culturale» (32) . (28) T. Gregory, Theophrastus redivivus, cit., p. 12. (29) Lorenzo Bianchi, Sapiente e popolo nel “Theophrastus redivivus”, cit., p. 140. (30) La significativa espressione di P. Zambelli è nella sua recensione allo studio monografico del Gregory, in “Annali dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze”, IV, 1979, 2, pp. 82-85. (31) Interessante quel che sostiene lo Spink al riguardo: «è l'opera di un pensatore possente e sistematico, dotato di grande rigore intellettuale; da questo punto di vista non ci fu nella Francia del diciassettesimo secolo un intelletto che potesse competere con lui», in Il libero pensiero in Francia da Gassendi a Voltaire, cit., p. 77. (32) Lorenzo Bianchi, Sapiente e popolo nel “Theophrastus redivivus”, cit., p. 164.

Anteprima della Tesi di Antonio Perrino

Anteprima della tesi: Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Perrino Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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