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La libera circolazione degli sportivi

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4 direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle Federazioni stesse, con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica». Dal punto di vista giuridico, la qualificazione del CONI, o di una qualsiasi Federazione sportiva, come datore di lavoro dello sportivo professionista ha interessato anche la Corte di Cassazione, la quale, in più occasioni, si è pronunciata, sostenendo che «il rapporto di lavoro del dipendente che, ancorché assunto direttamente da una Federazione sportiva con contratto di diritto privato, esibisca la congiunta evenienza dello svolgimento di mansioni di carattere (non tecnico, ma) amministrativo e del disimpegno delle stesse presso la struttura centrale dell’organizzazione, ha natura pubblicistica, essendo i caratteri di detta attività esattamente identici a quelli propri dei lavoratori legati al CONI da rapporto di pubblico impiego e comandati o distaccati presso le Federazioni sportive (che del CONI costituiscono organi) ai sensi dell’art. 14, terzo comma, della legge 23 marzo 1981, n. 91» (8) . Dal contenuto di questa sentenza emerge la figura del datore di lavoro nel mondo dello sport: al di là delle disposizioni del CONI o delle Federazioni ad esso affiliate non può esistere un’attività sportiva professionistica. In realtà, tale pronuncia non sembra riguardare gli atleti, bensì coloro che, nell’ambito del CONI o delle Federazioni sportive esercitano attività di carattere amministrativo. Per questi motivi, non ritengo del tutto corretta la equiparazione del CONI alla figura del datore di lavoro poiché, come emerge anche dalla stessa l. 91/81, gli sportivi professionisti che prestano un’attività lavorativa subordinata, sono in realtà dipendenti delle proprie società di appartenenza. La stessa Corte di Cassazione (9) , inoltre, si era già espressa in tal senso in una sua precedente pronuncia, nella quale affermava, sempre a proposito dei calciatori professionisti, che «[…] i giocatori (e i tecnici) chiamati dalla FIGC a far parte di squadre nazionali pur potendo essere considerati “lavoratori subordinati”, sono dipendenti delle rispettive società di appartenenza e, in favore della FIGC 8 Sentenza della Corte di Cassazione n° 9690 del 4 luglio 2002. 9 Sentenza della Corte di Cassazione n° 3303 del 20 aprile 1990.

Anteprima della Tesi di Emanuele Tosi

Anteprima della tesi: La libera circolazione degli sportivi, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Emanuele Tosi Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.