Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'Influenza Mediatica nella Pena di Morte

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

Capitolo I: “Gli Intellettuali e la Pena di Morte”. 15 Citando direttamente Montesquieu 22 , l’autore ripete come ogni punizione che non derivi dall’assoluta necessità, sia tirannica. Il sovrano ha infatti il diritto di punire, ma tale diritto è fondato sull’esigenza di tutelare la libertà ed il benessere pubblici dalle “usurpazioni particolari”: nessun arbitrio deve essere perpetrato poiché nel decidere l’entità della pena l’unico criterio da seguire è “l’utile sociale”. Partendo da questa premessa, le proposte cardine avanzate dal filosofo sono le seguenti: una decisa battaglia contro l’oscurità delle leggi, perché questa conduce ad una varietà di interpretazioni, spesso arbitrarie, che favoriscono gli abusi; la necessità di rendere pubblici i giudizi, per non dar adito a sospetti di ingiustizia e tirannide, e la necessità di estirpare il sistema delle denuncie anonime, pratica che alimenta i riprovevoli istinti della vendetta e del tradimento; infine l’opposizione netta alla tortura e alla pena di morte. Attraverso una dettagliata analisi, il Beccaria nota come la tortura, oltre ad essere una pratica disumana, non garantisca l’emergere della verità, poiché davanti al dolore fisico chiunque sarebbe disposto a confessare qualsiasi delitto. Inoltre, riprendendo il principio esposto nei primi capitoli della sua opera, secondo cui il diritto di punire non deve andare oltre la necessità di tutelare i cittadini dagli elementi più pericolosi, egli afferma, con profonda convinzione, che non è giusto accanirsi sugli accusati prima di aver provato la loro colpevolezza. Se torturare è disumano, riguardo la pena di morte, lo 22 Nel 1748 Montesquieu pubblica "Lo spirito delle leggi", in cui riprende le tesi di Locke sulla divisione dei poteri dichiarando che il governo repubblicano non è adatto alla Francia. In questo fondamentale testo di teoria della politica, Montesquieu, esamina le tre principali forme di governo: repubblica, monarchia e dispotismo; e le leggi che ne regolano il funzionamento, ponendole in relazione con le condizioni climatiche, geografiche ed economiche del territorio e con gli usi e i costumi dei differenti popoli. Da questa analisi emerge un modello di stato ideale, basato sulla separazione tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, che costituisce uno dei cardini del pensiero liberale moderno. Montesquieu nello Spirito delle leggi inserì il dispotismo tra le tre forme principali di governo, insieme a monarchia e repubblica. A suo parere il dispotismo era il governo "della paura", in cui una sola persona esercitava il potere in base alla sua volontà ed ai suoi capricci, senza alcuna sorta di limiti. A questo significato del termine si è progressivamente sostituito, fra XVIII e XIX secolo, un utilizzo della nozione in chiave polemica; sul finire del XVIII secolo, infatti, l'aggettivo dispotico venne impiegato per giudicare e criticare le forme di governo e le prassi politiche contraddistinte dall'arbitrarietà che violavano i diritti naturali degli individui.

Anteprima della Tesi di Adriana Abbamonte

Anteprima della tesi: L'Influenza Mediatica nella Pena di Morte, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Adriana Abbamonte Contatta »

Composta da 195 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 12489 click dal 23/02/2005.

 

Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.