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Brunetto Latini - ''Tresor'' - Volgarizzamento di Bono Giamboni - Adattamento salentino

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condizioni linguistiche dell’archetipo 4 . La carenza di studi sulla pur rigogliosa tradizione del Tresor, le scarne e frammentarie descrizioni paleografiche e codicologiche di un esiguo numero di testimoni, l’inadeguatezza di gran parte delle lezioni, mai attinte a spogli sistematici 5 , hanno inciso particolarmente sulla risoluzione dell’intricata questione della veste linguistica originaria, questione finora elusa o fugacemente accennata in base a congetture necessariamente prive di fondamento scientifico. L’attenzione degli studiosi si è invece maggiormente appuntata sugli aspetti contenutistici della ricezione del Tresor, nel tentativo di individuare nelle numerose varianti dei singoli testimoni una lettura interpretativa dell’opera, non di rado glossata o revisionata dai copisti con il tacito obiettivo di modificarne l’impostazione dottrinale, ritenuta spesso, nel suo pur moderato laicismo, eccessivamente divergente rispetto ai canoni teologici ufficiali. b. Le edizioni e i codici del Tresor. Sebbene la cospicua tradizione manoscritta del Tresor annoveri ben ottantacinque testimoni, disponiamo a tutt’oggi di sole due edizioni integrali, due 4 Riconduce tali forme linguistiche ad un subarchetipo già corrotto e proveniente dal Nord della Francia F. J. Carmody, Genealogy of the MSS. of the Trésor, in “Zeitschrift für romanische Philologie”, LX, 1940, pp. 78-81, che nell’introduzione alla sua edizione del Tresor elenca i mss. della prima (B C 7 R 3 ) e della seconda redazione (A 6 B 4 B 5 E 2 L P P 2 Q Q 2 T D S) che presentano un assetto linguistico settentrionale, e individua nel ms. P (Paris, Bibl. Nat. fr. 571) “le plus grand nombre de formes picardes et wallonnes” (F. J. Carmody, Li livres dou Tresor de B. Latini, Berkeley- Los Angeles, University of California Press, 1948, ora Genève, Slatkine Reprints, 1975 [da cui si cita], p. XLI). Ritiene invece originario tale assetto linguistico J. Bolton Holloway, che rimanda ad un documento conservato nell’Archivio Segreto Vaticano (Instr. Miscell. 99) per attestare che Brunetto Latini è vissuto, e probabilmente ha composto la sua opera principale, ad Arras, e precisa che “many of the manuscripts described in the edition by Chabaille [...] are in Picard French, in Italian hands or with Italian additions but with French illuminations” (J. Bolton Holloway, Brunetto Latini and England, in “Manuscripta”, XXXI, 1987, pp. 11-21, cit. p. 13, n. 6). 5 Si escludono qui gli unici testimoni francesi interamente editi, entrambi conservati nella Bibliothèque Nationale di Parigi: il codice siglato F (fr. 12581, anc. suppl. 198) e utilizzato come manoscritto base per la sua edizione da Polycarpe Chabaille (Li Livres dou Tresor, publié pour la première fois par P. Chabaille, Paris, Imprimerie Impériale, 1863), e il manoscritto T (fr. 1110, anc. 7364) pubblicato con pochi emendamenti da F. J. Carmody, Li Livres, cit., sui quali cfr. infra.

Anteprima della Tesi di Laura Annalisa Lucchi

Anteprima della tesi: Brunetto Latini - ''Tresor'' - Volgarizzamento di Bono Giamboni - Adattamento salentino, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Laura Annalisa Lucchi Contatta »

Composta da 936 pagine.

 

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