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I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio

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5 Introduzione Le vicende che interessarono l’8ª Armata italiana - Armata meglio conosciuta con l’acronimo di ARMIR (Armata italiana in Russia) - nel corso della guerra contro l’Unione Sovietica hanno rappresentato un caso unico nella storia militare del Paese, per la gravità del rovescio bellico e in particolare per le considerevoli perdite umane le cui cause sono state acclarate solo dopo la cessazione dell’URSS nel 1991 e l’accesso ai relativi archivi. Infatti l’ARMIR, forte di 230.000 effettivi (aveva incorporato il CSIR - Corpo di spedizione italiano in Russia - già presente sul fronte orientale con 62.000 uomini dall’estate 1941) e dispiegata da Mussolini nell’estate 1942 sul territorio sovietico per contribuire con maggiore impegno a fianco della Germania hitleriana alla guerra di aggressione all’URSS, perse in soli 45 giorni di combattimenti (metà dicembre 1942 - fine gennaio 1943) la quasi totalità degli armamenti e registrò ben 95.000 dispersi circa (41% degli effettivi). Se il bilancio bellico complessivo era chiaramente disastroso, soprattutto per l’immagine del fascismo, altrettanto invece non lo era per le perdite umane avute in combattimento che furono relativamente contenute in 25.000 unità circa pari al 10,8% dei 230.000 effettivi e ciò, nonostante l’inadeguatezza dell’armamento, del vestiario e dell’estraneità al clima, il tutto aggravato da un nemico fortemente motivato e ben armato. Tragica si rivelò invece la sorte dei 70.000 militari dell’ARMIR arresisi ai sovietici di cui appena 10.032 (tra i quali alcuni del CSIR) ritornarono alle

Anteprima della Tesi di Daniel Cherubini

Anteprima della tesi: I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio, Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Daniel Cherubini Contatta »

Composta da 240 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.