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I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio

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8 opinione che, delusa per l’esiguità di militari restituiti rispetto alle aspettative, cominciò a manifestare per la prima volta diffusi sentimenti di ostilità sia nei confronti dell’URSS che del PCI. Però ormai grandi mutamenti si andavano delineando in campo internazionale con lo scoppio della “guerra fredda” ed essi non potevano non riflettersi nella politica interna ed estera italiana e pertanto, inevitabilmente, sulla soluzione del problema dei dispersi, soluzione che la svolta di campo occidentale attuata da De Gasperi e l’allontanamento del PCI dal governo rendevano, al momento, obiettivamente ancora più difficile. Il silenzio dell’URSS sui 75.000 dispersi dell’ARMIR (tale era la stima dei dispersi all’epoca) tornò particolarmente utile nelle importantissime elezioni politiche dell’aprile 1948 dove esso fu ampiamente ed efficacemente utilizzato propagandisticamente dai partiti anticomunisti per colpire l’URSS e di riflesso l’immagine del PCI, anche con attacchi diretti ai suoi dirigenti (processo D’Onofrio). L’azione del governo italiano sul problema dell’ARMIR, di fronte al categorico rifiuto delle Autorità sovietiche di aprire una qualsivoglia trattativa sui 75.000 militari dell’Armata italiana non restituiti, si concentrò sulla liberazione delle poche decine di prigionieri dell’ARMIR condannati per crimini di guerra ottenendone la liberazione nel 1954. Solo con la cessazione dello Stato sovietico nel 1991 e il conseguente accesso ai relativi archivi segreti la sorte degli 85.000 (la cifra reale successivamente accertata) dispersi è stata svelata in tutta la sua tragicità.

Anteprima della Tesi di Daniel Cherubini

Anteprima della tesi: I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Daniel Cherubini Contatta »

Composta da 240 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.