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Relazioni economiche Svizzera-EU: le conseguenze dell'adozione dell'Euro

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9 Ci si rese conto infatti che era necessario un rafforzamento istituzionale della Comunità sia perché con l’ingresso dei tre nuovi membri si erano ampliate le problematiche da gestire, sia perché si era giunti a un livello di cooperazione economica tale da rendere necessario un rafforzamento delle politiche comunitarie. Queste esigenze si scontravano però con la tradizionale ritrosia degli Stati a cedere alcune delle funzioni fondamentali alla Comuinità. Testimonianza lampante di questo atteggiamento degli Stati è l’immediato fallimento del Piano Werner, proposto nel 1969 nel corso del vertice dell’Aja, che voleva, seguendo il classico metodo funzionalistico, la realizzazione per gradi di un’unione economica e monetaria. L’ambizioso progetto dell’allora primo ministro lussemburghese andò a scontrarsi sia contro un contesto internazionale sfavorevole sia contro la volontà degli Stati di mantenere la sovranità monetaria in modo da poter eventualmente favorire gli interessi nazionali a quelli europei. La bocciatura del Piano Werner fece temere che la Comunità fosse sul punto di dissolversi, incapace com’era di trovare una nuova spinta per proseguire il cammino sulla strada dell’integrazione. Non colmò il deficit a livello politico la regolarizzazione delle riunioni al vertice dei capi di governo decisa nel 1974, che da allora si tengono almeno tre volte all’anno con il nome di “Consigli europei”. Un nuovo rilancio doveva però cominciare con il Vertice di Roma del 1975 dove si sancì l’elezione a diretta del Parlamento Europeo. La proposta, su iniziativa italiana e appoggiata da Francia e Germania, nonostante l’opposizione del Regno Unito trovò la sua prima effettiva applicazione con le elezioni europee del 1979. La nuova spinta derivante dall’elezione diretta del PE si è manifestata anche con la creazione dello SME (Sistema Monetario Europeo), che riprendeva il discorso interrotto con il fallimento del piano Werner, e un nuovo allargamento della comunità. Nel 1981 infatti, grazie anche alla fine del Regime dei Colonnelli, la Grecia entrò nella Comunità, seguita a 5 anni di distanza, nel 1986, dal Portogallo, anche in questo caso adesione resa possibile dalla fine di un regime dittatoriale, quello di Salazar. Ma il vero punto di svolta, che ebbe importanti conseguenze anche per la Svizzera, fu l’entrata in vigore dell’Atto Unico Europeo (AUE),voluto soprattutto dall’allora presidente della commissione Jacques Delors. Elaborato nel corso della conferenza intergovernativa conclusasi in Lussemburgo nel 1985 e entrato in vigore, dopo la consueta prassi delle ratifiche nazionali, il 1° Gennaio 1987, l’AUE ha voluto codificare una volta per tutte le norme, di fatto già applicate da anni, sulla cooperazione in politica estera, ma ha anche dato un forte impulso all’integrazione economica.
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Relazioni economiche Svizzera-EU: le conseguenze dell'adozione dell'Euro

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Antonio Gandolfi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Claudio Grua
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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