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L'Afghanistan dopo la caduta dei Talebani

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16 Gli attentati negli Stati Uniti, invece, rimescolano le carte in gioco e, per l’ennesima volta, il destino dell’Afghanistan viene deciso da forze esterne al paese stesso. Ci occuperemo più avanti nel dettaglio della percezione americana della guerra e delle decisioni dell’amministrazione Bush 1 . In questa sede occorre dire che da subito il Presidente americano Bush afferma che gli Stati Uniti sono in guerra contro un nemico senza volto, ma è chiaro il coinvolgimento negli attentati non tanto del regime talebano, ma dell’organizzazione terroristica, Al Qaida, da esso ospitata. Già dal 13 Settembre 2001 il Segretario di Stato americano, Colin Powell, in base a dei rapporti dei propri servizi segreti, attribuisce ad Al Qaida la paternità degli attentati 2 e, da quel momento, non solo l’Afghanistan, ma l’intera regione, entrano in conflitto. Il 15 Settembre il coinvolgimento di Osama Bin Laden appare anche dalle parole del Presidente Bush. Il 19 Settembre, cercando ancora uno spiraglio di trattativa, Bush chiede ai Talebani di consegnare senza condizioni Osama Bin Laden. Ma di fatto, gli Stati Uniti sono già in guerra, e nello stesso giorno, le prime truppe americane vengono dislocate in alcuni territori al confine con l’Afghanistan 3 . E’questo l’inizio dell’operazione “Enduring Freedom”, anche se il nome ufficiale verrà dato solo il 25 Settembre, dopo che, in un primo momento, l’operazione viene chiamata “Infinite Justice” 4 . L’azione è coordinata dall’ USCENTCOM (Central Command) americano in Florida, con l’ausilio del CCC (Coalition Coordination Centre), col compito di coordinare le operazioni tra gli innumerevoli paesi che, da subito, hanno formato la coalizione internazionale contro il terrorismo. 1 Infra par. 1.2.1 2 Gioia Marotta, “Missione Nibbio in Afghanistan”, Rivista di Diritto Internazionale, numero 2/2003, pag. 451; articolo anche contenuto in in Servizio Studi della Camera dei Deputati, “Afghanistan”, pag. 59, Camera dei Deputati, 15 Marzo 2004 3 Gioia Marotta, “Missione Nibbio in Afghanistan”, Rivista di Diritto Internazionale, numero 2/2003, pag. 451; articolo anche contenuto in in Servizio Studi della Camera dei Deputati, “Afghanistan”, pag. 59, Camera dei Deputati, 15 Marzo 2004 4 Il cambio di denominazione è avvenuto in quanto il nome “Infinite Justice” era troppo pretenzioso e, soprattutto, avrebbe urtato l’intera comunità musulmana visto che, secondo l’Islam, come in altre religioni del resto, è solo Dio che può dare una giustizia infinita. E di certo non avrebbe giovato alla causa americana sostituirsi, dinnanzi agli occhi dei musulmani, a Dio. Gioia Marotta, “Missione Nibbio in Afghanistan”, Rivista di Diritto Internazionale, numero 2/2003, pag. 451; articolo anche contenuto in in Servizio Studi della Camera dei Deputati, “Afghanistan”, pag. 59, Camera dei Deputati, 15 Marzo 2004

Anteprima della Tesi di Stefano Severi

Anteprima della tesi: L'Afghanistan dopo la caduta dei Talebani, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Stefano Severi Contatta »

Composta da 243 pagine.

 

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