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L'Afghanistan dopo la caduta dei Talebani

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17 L’operazione “Enduring Freedom” si presenta con degli obiettivi chiari, e viene divisa in quattro fasi distinte: la prima consiste in una “Pianificazione e schieramento delle forze nell’area di responsabilità USCENTCOM”;con la seconda si dà inizio ad una “campagna aerea in Afghanistan contro obiettivi di interesse, attività umanitarie, supporto all’Alleanza del Nord e capitolazione del regime dei Talebani”; si passa alla terza fase, che prevede “impiego di unità di terra, dichiarazione di ‘cessate il fuoco’ e avvio della pacificazione e stabilizzazione del Paese, con eventuale passaggio delle responsabilità all’ONU”; infine la quarta fase: “ definizione, d’intesa con gli altri Paesi della coalizione, degli strumenti necessari a prevenire il riemergere del terrorismo nonché a supportare le operazioni umanitarie” 1 . Per la prima volta vengono riconosciuti i presupposti per l’applicazione dell’art. 5 2 dell’Alleanza Atlantica 3 , ma, per il forte effetto emotivo scatenato dagli attentati, alla coalizione prenderanno parte anche molti paesi non facenti parte della NATO. I Talebani, inizialmente, non sembrano prendere troppo sul serio la minaccia americana e, il 27 Settembre, dichiarano che Bin Laden è stato invitato dal regime ad allontanarsi dal Paese, per smentirsi da soli appena tre giorni dopo quando l’ambasciatore dei Talebani a Islamabad, il mullah Abdul Salam Zaeef, affermerà che Bin Laden è stato portato in una località segreta al fine di proteggerne l’incolumità 4 . Nel frattempo, Bin Laden, attraverso un 1 Gioia Marotta, “Missione Nibbio in Afghanistan”, Rivista di Diritto Internazionale, numero 2/2003, pagg. 449-450; articolo anche contenuto in in Servizio Studi della Camera dei Deputati, “Afghanistan”, pagg. 57-58, Camera dei Deputati, 15 Marzo 2004 2 Articolo che recita: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.” 3 Senza Autore, “Missione Enduring Freedom”, in Servizio Studi della Camera dei Deputati, “Afghanistan”, pag. 7 ,Camera dei Deputati, 15 Marzo 2004 4 Gioia Marotta, “Missione Nibbio in Afghanistan”, Rivista di Diritto Internazionale, numero 2/2003, pag. 452; articolo anche contenuto in in Servizio Studi della Camera dei Deputati, “Afghanistan”, pag. 60, Camera dei Deputati, 15 Marzo 2004
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L'Afghanistan dopo la caduta dei Talebani

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Severi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Lucio Caracciolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 243

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