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Strategia d'impresa e analisi di settore: il caso Michele Chiarlo S.r.l.

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11 1.2. I competitor diretti Il concetto di settore richiamato, prevede due tipi di concorrenza: da un lato la concorrenza effettiva, intesa come quella affermata in un dato settore, la quale è influenzata da una serie di variabili che verranno esaminate più avanti, trattando della struttura del settore vitivinicolo, dall’altro lato la concorrenza potenziale, portata da quelle imprese che possiedono risorse e competenze simili a quelle delle imprese concorrenti, e che potrebbero in un periodo medio- lungo diventare concorrenti diretti. Un elemento rilevante su cui soffermare l’attenzione è l’individuazione, all’interno del mercato del beverage, dei competitor diretti, vale a dire della concorrenza effettiva. Ci sono diversi metodi mediante i quali raggiungere tale individuazione, essendo significativa la dipendenza dall’orizzonte temporale che si ritiene più utile indagare: se l’orizzonte temporale è limitato al breve periodo (chi sono i concorrenti) si utilizzerà l’elasticità incrociata, mentre se si vorrà indagare il settore nel medio-lungo periodo (chi potrebbero essere) converrà usare il metodo basato sull’incrocio dei diversi tipi di omogeneità cui si è fatto cenno precedentemente. Applicare il primo metodo per l’analisi del mercato del beverage significa misurare l’elasticità incrociata 7 dei prodotti presenti su questo mercato per appurare le reazioni della domanda di 7 Lo scopo dell’elasticità incrociata è quello di misurare quantitativamente l’influenza di variazioni nel prezzo di un bene sulla quantità domandata di un altro bene ed è definita con la seguente formula: ε i j =(dx i /dp j )(p j /x i ) da cui ε i j =(dx i /x i )/(dp j /p j ) A questo punto, ottenuta la misura dell’elasticità possono presentarsi tre ordini di situazioni: a) una variazione del prezzo del prodotto j provoca una variazione nel medesimo verso nella domanda del bene j e del bene i; b) una variazione nel prezzo del bene j non ha effetti significanti sulla domanda del bene i; c) infine, una variazione nel prezzo del bene j provoca variazioni di segno opposto nella domanda dei due beni. Il primo caso riflette la situazione di due beni complementari, il secondo si riferisce a due beni indipendenti l’uno dall’altro, mentre l’ultimo caso è tipico di beni cosiddetti succedanei o sostitutivi. Tratto da F. DEL BONO S. ZAMAGNI, Microeconomia, il Mulino, Bologna 1999.

Anteprima della Tesi di Stefano Russo

Anteprima della tesi: Strategia d'impresa e analisi di settore: il caso Michele Chiarlo S.r.l., Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Stefano Russo Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

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