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Quando i media staccano la spina. Storia del blackout informativo durante gli ''anni di piombo''

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Introduzione Il rapporto tra media e terrorismo 9 successo di un’operazione terroristica dipende quasi interamente dalla quantità di pubblicità che riceve. Questa è una delle ragioni principali per il passaggio dalla guerriglia rurale al terrorismo urbano avvenuto negli anni Sessanta; perché nelle città i terroristi potevano sempre contare sulla presenza di giornalisti e telecamere, e cioè su un largo pubblico. […] Così in ultima analisi non è la dimensione delle operazioni terroristiche che conta, ma la pubblicità che ne viene fatta; e ciò vale non solo per singole operazioni ma anche per intere campagne. I mezzi di comunicazione con la loro innata tendenza al sensazionalismo hanno spesso ingrandito gli exploit dei terroristi molto al di là della loro intrinseca importanza. Gruppi terroristi che contavano forse una dozzina di membri sono stati descritti come “eserciti”, i loro “comunicati ufficiali” sono stati argomento di innumerevoli trasmissioni televisive, programmi radio, articoli ed editoriali. In rari casi è stata data una grande pubblicità perfino a gruppi del tutto inesistenti. I gruppi terroristi moderni hanno tutti bisogno di pubblicità: più piccoli sono, più ne dipendono e ciò ha condizionato in larga misura la scelta dei loro obiettivi. Perfino un attentato apparentemente illogico e senza senso diventa più efficace con una larga copertura da parte dei mass-media che non un’operazione contro un obiettivo che sembri ovvio” 6 . Lo conferma Alberto Franceschini, uno dei protagonisti della lotta armata. Ad intervistarlo, nel 1989, fu Sergio Zavoli, nell’ambito dell’inchiesta giornalistica televisiva sull’intero periodo degli “anni di piombo”, denominata, come dicevamo, La notte della Repubblica. Ne riportiamo qui di seguito alcuni stralci: “Franceschini, è vero che alcune piccole azioni furono fatte all’inizio per verificare ciò che provocavano? In un certo senso sì, c’era un aspetto sperimentale: quello di capire la reazione dei mass media. Perché per noi i giornali sono stati importanti come punto di riferimento. Mi sta forse dicendo che, poniamo, lei stesso va a compiere un’azione per leggere all’indomani i giornali e vedere quali reazioni ha provocato? Sì, non era un aspetto puramente individuale; riguardava l’utilizzo dei mass media in generale, e lo avevamo chiaro sin dall’inizio. Da questo punto di vista, qual è stato il ruolo oggettivo dei mass media in rapporto all’escalation terroristica? Credo che di per sé l’azione terroristica sia una notizia già confezionata. Quando correvate a vedere i tele giornali dopo le vostre azioni, o la mattina vi mettevate ad ascoltare la radio o a leggere i quotidiani, non contavate anche sul fatto che in un paese democratico la stampa non è reticente, ma al contrario va a cercare i fatti, li indaga, non li censura? Certo, questo era il punto fondamentale per noi; sapevamo che in un paese democratico i mass media devono dare l’informazione […] però sapevamo anche che l’avrebbero data in un certo modo: cioè, se non c’era la censura, c’era però quella che noi chiamavamo la manipolazione. Sapevamo che l’uso che i mass media avrebbero fatto delle nostre cose sarebbe stato certamente diverso da quello che noi avevamo preventivato… …l’uso che i mass media avrebbero fatto delle cose o l’uso che altri poteri avrebbero fatto dei mass media in rapporto a queste cose? Sì, probabilmente è più corretto dire come lei ha detto: l’uso che altri poteri ne avrebbero fatto, tramite i mass media” 7 . Interessante, nel descrivere i caratteri inconfondibilmente “mediatici” che il fenomeno terroristico volle avere sin dai suoi albori, è poi osservare quali siano stati gli strumenti utilizzati per accaparrarsi l’attenzione dei media e quali gli obiettivi colpiti. In merito al primo aspetto, ciò che emerge evidente dall’azione eversiva, specie delle Br, è il ricorso sistematico alla valenza comunicativa della “violenza”, accostato ad una propaganda ideologica che si estrinseca, 6 W. Laqueur, Storia del terrorismo, Rizzoli, Milano, 1978, pp. 145-146. 7 S. Zavoli, La notte della repubblica, Nuova Eri, Roma, 1995, pp. 405-411.

Anteprima della Tesi di Gilberto Mastromatteo

Anteprima della tesi: Quando i media staccano la spina. Storia del blackout informativo durante gli ''anni di piombo'', Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Gilberto Mastromatteo Contatta »

Composta da 282 pagine.

 

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