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La fiaba autoriflessiva: il cinema di Tim Burton

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15 immediatamente e senza sforzo. È per questa ragione, probabilmente, che sono quasi sempre tanto poco credibili le “sequenze di sogno” che figurano nei film narrativi” 13 . Per risolvere il problema molti cineasti hanno scelto di “ricorrere a stilizzazioni scenografiche di matrice espressionista o surrealista” 14 e di saturare le sequenze oniriche con i più svariati effetti ottici (distorsioni prospettiche, flou, filtri, mascherini, sovrimpressioni) col risultato che viene a mancare una delle proprietà costitutive dell’esperienza onirica, l’impressione di realtà (o illusione di realtà, come la chiama Metz). Burton, per la resa iconica del suo sogno, sceglie delle soluzioni visive non troppo marcate o artificiose: le immagini che noi vediamo all’inizio non hanno quell’impatto tipico di altre sequenze oniriche, lo spettatore rimane affascinato dalla vivacità dei colori e dalla sapienza con cui la mdp si muove nello spazio diegetico, ma non riconduce immediatamente ciò che vede ad un sogno (almeno ad un primo sguardo), casomai ad una più generale atmosfera giocosa ed infantile che sarà tipica del resto del film. La sequenza onirica è marcata a posteriori e Burton sfrutta dapprima un espediente sonoro; dall’inquadratura 15 lo squillo insistente di una sveglia irrompe nella diegesi interrompendo la premiazione di Pee-Wee e facendo fuggire tutti coloro che si trovano intorno a lui. Lo stesso spettatore è disorientato, da dove proviene il suono? Quello che sentiamo ha tutta l’aria di essere un suono extradiegetico, perché non ha alcun tipo di legame con le immagini e con la situazione rappresentata, eppure i personaggi (tranne Pee-Wee) hanno mostrato di udirlo perfettamente e di percepire qualcosa di minaccioso che li ha fatti fuggire. Questo espediente stimola lo spettatore ad esercitare le sue capacità predittive e nello stesso tempo genera un’attesa che culmina nella 13 Ivi, p. 112 14 Alberto Boschi, “I wake up screaming: la messa in scena del sogno nel noir”, Cinema & Cinema, n. 61, maggio-agosto, 1991, p. 52
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La fiaba autoriflessiva: il cinema di Tim Burton

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina D'amico
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Lorenzo Cuccu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 341

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autorialità
cinema
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