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La fiaba autoriflessiva: il cinema di Tim Burton

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17 pesantissima) bici anni ’50. Lo spettatore di finzione 16 che viene attivato in questa prima scena (non dimentichiamo che i titoli di testa del film scorrono su uno sfondo nero, perciò queste sono le prime immagini che vediamo) viene sollecitato, mediante gli indizi che gli vengono forniti dalle immagini, alla ricomposizione del mondo testuale. Le informazioni date (il cartello pubblicitario con la scritta Tour de France, le bandiere francesi disseminate ovunque) ci conducono su una pista falsa, verso la ricostruzione di una realtà diegetica che, dopo un attento esame, non può essere realistica, ma appartiene al mondo del sogno. L’atmosfera onirica della scena, quindi, è legata più al contenuto delle immagini che non alla forma. Dopo aver verificato ciò possiamo provare a rispondere ad una altra domanda: qual è la funzione di questo sogno? Indagando le ragioni della messa in scena del sogno filmico, che peraltro è posto in una posizione di privilegio proprio come esordio della narrazione, ci si può collegare all'idea, all'immagine, che il film vuole offrire e all’importanza che il sogno assume rispetto alla situazione del personaggio. In questo caso la scena non riveste una funzione narrativa vera e propria, non porta avanti l’azione, che per l’esattezza non è neanche cominciata, è “un’oziosa digressione” che serve ad introdurci nel mondo fiabesco di Pee-Wee, a far scivolare lo spettatore in un’atmosfera giocosa e burlesca che permea tutto il film, a farci “entrare nella finzione” dell’universo burtoniano. 3) Enunciazione. Il sogno ha una doppia natura enunciativa. Ad un primo livello, come abbiamo già notato precedentemente, esso può essere considerato a tutti gli effetti un racconto secondo incastonato nella narrazione principale e, come tale, ha la valenza enunciativa (e riflessiva) del film nel film. Ma c’è di più. Leonardo Quaresima cita un interessante contributo di Jacqueline Risset in cui si 16 Ruggero Eugeni, “Nascita di una finzione. La costituzione dello spettatore nei titoli di testa di Via col Vento”, in Gian Paolo Caprettini, Ruggero Eugeni (a cura di), Il linguaggio degli inizi. Letteratura, cinema, folklore, Torino, Il Segnalibro, 1988
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La fiaba autoriflessiva: il cinema di Tim Burton

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina D'amico
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Lorenzo Cuccu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 341

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autorialità
cinema
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