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Vantaggio competitivo, management e qualità

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13 1.4 MODELLI ORGANIZZATIVI A CONFRONTO In concomitanza con la rivoluzione industriale gli approcci organizzativi acquisiscono connotazioni meccanicistiche. L’impiego di macchinari, in particolare nelle industrie, ha richiesto che le organizzazioni si adeguassero ai tempi e ai ritmi scanditi dalle attrezzature avviandole inevitabilmente verso la burocratizzazione e la routinizzazione. La società industriale presenta un modello meccanico di organizzazione, 11 caratterizzato da un’estrema razionalizzazione del lavoro, da gerarchie burocratizzate e dall’organizzazione scientifica del lavoro messa a punto da F. Taylor. 12 Tale modello è stato il paradigma normativo e progettuale su cui sono state plasmate le organizzazioni formali, le grandi imprese e le industrie. Nel modello meccanico, una buona organizzazione risulta quella in cui funzioni, compiti, strutture organizzative, procedure, processi e mansioni sono dettagliatamente specificati e razionalizzati, allo scopo di assicurare la massima efficienza, la massima prevedibilità e governabilità delle singoli parti. Vengono considerati solo gli aspetti formali dell’organizzazione in cui ogni cosa è dettagliatamente definita: chi fa cosa, come, quando, i sistemi gerarchici e di controllo. Le persone, a cui sono assegnate le mansioni, sono come parti di ricambio per l’organizzazione: non è chiesto loro di essere creative o intraprendenti, ma solo di rispettare i mansionari. Quanto più una mansione è descritta, semplice e facilmente ricopribile, tanto più l’organizzazione risulta efficiente e razionale. Da tali organizzazioni produttive ci si aspetta che funzionino come fossero delle macchine, in modo efficiente, affidabile, prevedibile e routinizzato. Alla struttura burocratica e piramidale della società industriale, all’organizzazione tayloristica del lavoro esecutivo, alla fabbrica come luogo di produzione standardizzata di beni materiali, alle rigidità strutturali del mercato del lavoro, alla netta separazione tra lavoro e non lavoro, tutte caratteristiche fondanti dell’era industriale, si contrappone un diverso tipo di organizzazione sociale: il modello organico. Il modello meccanicistico sottintende una teoria organizzativa che tiene esclusivamente conto del rapporto tra obiettivi, strutture ed efficienza, il modello organico, invece, concentra la sua attenzione su problematiche diverse: la sopravvivenza, i rapporti tra organizzazione ed ambiente e infine quella l’efficacia organizzativa. La società postindustriale si caratterizza per la produzione di beni e servizi immateriali e per la preponderanza del “sapere” e dell’innovazione tecnologica, quali motori dello sviluppo e della crescita economica. Agli inizi degli anni Settanta, col mutare di alcuni fattori economici, tecnologici e sociali all’interno e all’esterno dell’impresa si è imposto un cambiamento dei prevalenti principi di organizzazione del lavoro. Le prescrizioni tayloristiche, la burocrazia autoritaria e tutte le caratteristiche del modello industriale vengono messe in discussione e soppiantate da nuovi principi organizzativi. Si dimostra che è possibile fermare il processo di frammentazione del lavoro, progettare mansioni che contengano allo stesso tempo lavoro manuale e intellettuale; cominciano ad essere progettati ruoli con minime specificazioni critiche che consentono responsabilità e consapevolezza dei risultati, vengono modificate, se non abolite, forme di controllo gerarchico e si sperimentano nuove forme di partecipazione alla progettazione organizzativa e alla fissazione degli obiettivi. Negli anni Settanta, dunque, si è assistito ad una vera rivoluzione che ha consentito il superamento del modello meccanico caratterizzante le organizzazioni della società industriale. Il profilo del nuovo modello organico, 13 della società postindustriale, è basato su fondamenti e principi totalmente diversi rispetto a quelli che hanno caratterizzato il modello meccanico: allude ad una metafora in cui l’organizzazione è assimilata ad un organismo ad alto grado di complessità dove le singole parti, interagendo tra loro, svolgono funzioni specializzate. L’organizzazione non è più soltanto l’insieme di norme che garantiscono il controllo, non è più una divisione rigida e parcellizzata del lavoro. L’organizzazione formale di un modello organico risulta invece caratterizzata da una minima definizione di strutture, procedure e ruoli, che si contraddistingue per la centralizzazione del controllo strategico e per il decentramento del controllo operativo. 11 Cfr Butera F., L’orologio e l’organismo, Franco Angeli, Milano 1988. 12 Cfr Taylor F., W., L’organizzazione scientifica del lavoro, Etas Kompass, Milano 1967, p. 166 ss. 13 Cfr Butera F., L’orologio e l’organismo, Franco Angeli, Milano 1988.

Anteprima della Tesi di Cristina Cannia

Anteprima della tesi: Vantaggio competitivo, management e qualità, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Cristina Cannia Contatta »

Composta da 202 pagine.

 

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