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La Tutela del Paesaggio

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14 1.4 La c. d. Legge Galasso: L. 431/85. Tale legge 37 , detta Galasso dal nome del sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali che firmò il decreto per la delega del Ministro, opera delle trasformazioni essenziali nell’ambito della tutela ed è tutt’oggi la normativa di riferimento in materia paesaggistica. In primo luogo, se ci sofferma sul momento genetico della legge in esame, si ravvede, nel tentativo di matrice amministrativa di modificare l’apparato giuridico, una risposta emergenziale alle nuove necessità contingenti relative ad una diversa situazione economico e sociale. L’operatore giuridico amministrativo, presa coscienza della necessità imminente di porre freno al massiccio degrado ambientale 38 generato dalle nuove 37 La legge 431/85 nacque come un atto amministrativo – il D.M. 21 settembre 1984 – che sottoponeva a tutela paesistica, ai sensi della legge 1497/39, una serie di beni individuati per categorie il cui elenco veniva disposto nello stesso decreto all’art.1. L’art. 2 statuiva che, in vista dell’adozione di adeguati strumenti di pianificazione paesistica, gli organi periferici del Ministero dei beni culturali individuassero, tra i beni vincolati ai sensi della legge 1497/39 e in altre zone di interesse paesistico, le aree in cui fossero vietate modificazioni dell’assetto del territorio, nonché opere edilizie e lavori 37 . Successivamente il decreto fu annullato dal Tribunale Amministrativo del Lazio, il quale ritenne che il vincolo di cui alla legge 1497/39 non potesse imporsi sui beni individuati per categorie e, per parare gli esiti dell’annullamento, i contenuti del decreto vennero riproposti nella legge 431/85 (di conversione, con modifiche, del D. L. 27 giugno 1985, n. 312). I decreti ministeriali (c. d. Galassini) adottati in base all’art. 2 del D.M. 21 settembre 1984 per imporre il vincolo di inedificabilità assoluta sulle aree di particolare pregio ambientale e paesaggistico, ma pubblicati dopo l’entrata in vigore della L. 8 agosto 1985, n. 431, sono inefficaci quanto all’apposizione del vincolo che compete alla Regione, cui il relativo potere è stato delegato dalla stessa legge, ma conservano piena efficacia quanto all’autonoma dichiarazione di interesse ambientale che esse implicano, ed al regime di inedificabilità relativa che ne consegue. Pertanto, le opere insistenti nelle aree cui i decreti si riferiscono necessitano comunque dell’autorizzazione di cui all’art. 7 della L. 29 giugno 1939, n. 1497. L’esclusione dal vincolo paesaggistico disposta dal sesto comma dell’art. 82 del D.P.R. 24 Luglio 1977. n. 616, come modificato dal D.L. 27 giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni, nella L. 8 agosto 1985, n. 431, si applica solamente ai beni vincolati in base al quinto comma dello stesso art. 82, ma non ai beni il cui vincolo paesaggistico è stato apposto con apposito decreto ministeriale emesso nell’osservanza del procedimento previsto dalla L . 29 giugno 1939, n 1497, ovvero nell’esercizio del potere di integrazione degli elenchi delle bellezze naturali di cui all’art. 82 del D.P.R. 616/77. Le concessioni edilizie rilasciate per l’esecuzioni di opere incluse nelle aree vincolate, senza previa acquisizione e dell’autorizzazione paesaggistica di cui all’art.7 della L. 29 giugno 1939, n.1497, sono illegittime e meritevoli di annullamento. T.A.R Marche Sent. 23 febbraio 2000, n. 742. Da ciò è logico sottoporre l’attenzione alla distinzione, pacificamente riconosciuta in giurisprudenza, tra il profilo dell’individuazione del bene meritevole di tutela da quello della definizione del contenuto della tutela ( rimesso alla pianificazione). Nella specie si osservi che il vincolo paesistico (cioè l’individuazione di un’area come meritevole di tutela) può essere legittimamente imposto proprio con lo stesso provvedimento applicativo della misura cautelare (che determina l’inedificabilità assoluta dell’area) senza che da tale con testualità sia lecito interferire una presunta strumentalità del vincolo rispetto alla misura di salvaguardia. Alla luce di tanto, il decreto ministeriale sottoposto al giudizio del T.A.R., ancorché potenzialmente inefficacie quanto all’imposizione del regime di inedificabilità assoluta non lo è affatto quanto all’autonoma dichiarazione del loro interresse ambientale con conseguente assoggettamento degli eventuali interventi di trasformazione edilizio – urbanistico a delle aree stesse al regime autorizzatorio di cui alla L. 1497/ 1939. In M. Sgroi “Il Commento”, in Urbanistica e appalti 4/ 2001, p. 441 s.s. 38 Si rifletta sul fatto che nello stesso anno della promulgazione della L.431/85 veniva approvato il condono edilizio.

Anteprima della Tesi di Francesca Chiavarone

Anteprima della tesi: La Tutela del Paesaggio, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesca Chiavarone Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

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