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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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14 d’habitabilité, si lasciò andare a speculazioni molto ardite, tra le quali, per esempio, quella che anche le lune di Marte fossero abitate da esseri intelligenti, naturalmente microscopici. Chi più di chiunque altro, però, contribuì ad alimentare questo genere di fantasie e a rendere popolari i canali fu l’americano Percivall Lowell. Stando a quanto affermò uno dei suoi biografi, “fra tutti coloro che, nel corso della storia, hanno posto interrogativi su Marte e proposto soluzioni, [egli fu] il più influente e di gran lunga il più controverso” (HOYT, 1976, p. 12). Lowell iniziò a studiare Marte nel 1894 dal suo osservatorio di Flagstaff, in Arizona, e già l’anno successivo uscì il suo primo e discusso libro sull’argomento, Mars. Non solo era certo della natura artificiale dei canali, ma, affascinato dalla somiglianza del paesaggio desertico dell’Arizona con quello arido della superficie marziana, arrivò a ipotizzare che Marte fosse ormai un mondo vecchio e prossimo alla fine. I suoi abitanti, per sopravvivere, avevano costruito un complesso sistema di irrigazione per trasportare la poca acqua rimasta dai poli alle oasi da loro coltivate. Tutto ciò faceva anche supporre che si trattasse di una razza estremamente avanzata, capace di far fronte ai disagi fisici con l’esercizio delle proprie sviluppate facoltà mentali. L’impatto di questo scenario decadente fu immenso, specialmente tra la gente comune. L’interesse per Marte raggiunse livelli mai visti prima, tanto che non mancò chi, certo dell’esistenza dei Marziani, tentò di mettersi in contatto con loro. Naturalmente la comunità astronomica, in tutta questa vicenda, si ritrovò divisa. Alcuni sostennero di aver visto canali e geminazioni, altri solo i canali, altri ancora né gli uni né le altre, ma vi credettero ugualmente, sulla fiducia. Non mancò, poi, chi si mise a cercarli tenendo a portata di mano la dettagliata mappa di Schiaparelli, falsando così in partenza qualsiasi tipo di osservazione. Quasi tutti, insomma, volevano vedere i canali e questo, il più delle volte, era già un motivo di per sé sufficiente per convincersi, in tutta buona fede, di averli visti. Sul versante opposto, comunque, vi era una nutrita schiera di “anticanalisti”. Asaph Hall, lo scopritore delle lune marziane, non vide mai i canali, così come Charles Augustus Young; William Henry Pickering vide sì i canali, ma anche in corrispondenza dei cosiddetti “mari” marziani, il che quindi portava ad escludere o che quelle zone fossero mari o che i canali fossero realmente tali. Il grande castello di illusioni sorto a fine Ottocento crollerà definitivamente nel secolo successivo. Ciò che lo aveva reso possibile era l’ancora relativamente scarsa conoscenza che si aveva del pianeta. Pur con tutti i passi in avanti che erano stati compiuti, infatti, gli studi su Marte procedevano ancora a un ritmo lento e tra molti errori e contraddizioni.
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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Francesconi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Valerio Massimo De Angelis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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