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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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9 osservazioni. In queste condizioni non stupisce che, per i successivi 75 anni circa, le ricerche abbiano subito una drastica battuta d’arresto, tanto da far parlare di una “lunga notte negli studi marziani” (SHEEHAN, 1996, p. 43). Cassini, che divenne cieco nel 1710, fu il capostipite di una vera e propria dinastia di astronomi, il più importante dei quali, relativamente allo studio di Marte, fu il nipote Giacomo Filippo Maraldi. Questi si dedicò a un’accurata serie di osservazioni di ogni opposizione a partire dal 1672, ottenendo i suoi migliori risultati nel 1704 e nel 1719. Anche Maraldi vide delle macchie sulla superficie marziana e sospettò che cambiassero non solo di opposizione in opposizione, ma di mese in mese, convincendosi erroneamente che si trattasse di semplici nubi. Sulla scia degli schizzi di Huygens, Maraldi iniziò il primo studio esauriente dei poli, notando che la superficie delle macchie biancastre che li ricoprivano cambiava ciclicamente dimensione, restringendosi e poi allargandosi di nuovo, segno che dovevano essere composte da una qualche sostanza soggetta ad alterazione fisica. Dopo Maraldi, che portò avanti gli studi su Marte in un periodo in cui questo era quasi del tutto trascurato, bisognerà attendere gli anni Settanta del XVIII secolo prima che un altro grande astronomo, William Herschel, rivolga le sue attenzioni al pianeta. Anche se la sua fama è dovuta principalmente alla scoperta di Urano, Herschel aggiunse un importante tassello alla conoscenza di Marte. Ipotizzò, per esempio, che le sue calotte fossero composte da acqua ghiacciata, come quelle terrestri. Inoltre riuscì a stabilire l’inclinazione del suo asse, che essendo molto simile a quella della Terra, fa sì che le stagioni marziane assomiglino alle nostre, anche se la loro durata è quasi il doppio, dal momento che il pianeta impiega ben 687 giorni per compiere una rivoluzione completa intorno al sole. Il secolo si chiude con il lavoro di uno dei più importanti astronomi a livello amatoriale di tutti i tempi, Johann Hieronymus Schroeter. Le sue osservazioni iniziarono nel 1785, ma lo portarono subito fuori strada circa la natura delle macchie marziane, che in quell’anno vide solo come forme grigie e confuse, e al pari di Maraldi si convinse, con sua grande delusione, che si trattasse soltanto di nuvole. Fu più fortunato negli studi teorici, con i quali confermò i risultati di Herschel sull’obliquità dell’asse e la natura delle stagioni marziane. Le osservazioni e le scoperte di Herschel e Schroeter contribuirono notevolmente ad alimentare il mito di Marte come pianeta più simile alla Terra all’interno del nostro sistema solare, l’unico capace di ospitare la vita, sempre ammesso che già non la ospitasse. Con loro lo studio fisico di Marte era stato definitivamente avviato e si entrava in una nuova epoca, un’epoca fatta di importanti conquiste, ma che culminerà, alla fine dell’Ottocento, in ipotesi tanto suggestive quanto clamorosamente errate.
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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Francesconi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Valerio Massimo De Angelis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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