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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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10 3. L’Ottocento e la questione dei canali Nel corso dell’Ottocento furono messi a punto telescopi sempre più potenti e precisi, il che permise di ottenere immagini dettagliate della superficie marziana e di disegnarne le prime mappe. Il secolo si apre con il lavoro congiunto degli astronomi William Beer e Johann Mädler che, stando alle parole di Camille Flammarion, diedero avvio ad un nuovo periodo negli studi di Marte, “il periodo geografico”. Flammarion sottolinea la loro importanza in maniera piuttosto incisiva: Cristoforo Colombo fu felice quando incappò nel continente americano durante il suo viaggio di circumnavigazione dell’Asia. Marte non ha il suo Cristoforo Colombo. Questi raggiunse la fama per il solo fatto di aver raggiunto l’America; una schiera di astronomi è impegnata da più di un secolo a studiare il proprio continente celeste. Ma Beer e Mädler meritano di essere ricordati come i veri pionieri in questa nuova conquista. (FLAMMARION, 1892, vol. 1, p. 101) I due si incontrarono nel 1824 e qualche anno più tardi, nel 1830, il loro osservatorio fu pronto per l’uso. L’opposizione di quell’anno servì loro per stabilire che le macchie erano caratteristiche costanti della superficie, non nubi come alcuni credevano, e per avvicinarsi ancora di più all’effettiva durata del periodo di rotazione del pianeta. Interessanti sono anche gli studi dei due poli, che osservarono a sette anni di distanza l’uno dall’altro. Beer e Mädler notarono che le due calotte sembravano “sciogliersi” in concomitanza con la stagione estiva, per poi riformarsi nel periodo invernale, lasciando supporre analogie con quelle terrestri. Tale “scioglimento” avviene in maniera molto diversa da polo a polo. Nell’emisfero sud, infatti, le stagioni vanno incontro a notevoli sbalzi di temperatura, facendo sì che durante l’estate breve ma afosa la calotta si sciolga quasi del tutto, per poi riformarsi completamente durante l’inverno lungo e rigido. Nell’emisfero nord, invece, che per motivi legati all’eccentricità dell’orbita marziana si presenta come più moderato, la calotta è soggetta a cambiamenti meno drastici. Nel 1840 Mädler raccolse tutte le informazioni di cui era in possesso e disegnò la prima mappa del pianeta, una importante innovazione rispetto al passato. Negli anni successivi molti astronomi realizzarono ottimi disegni, da Warren de la Rue a William Rutter Dawes, da J. Norman Lockyer a Frederik Kaiser, la cui mappa soppiantò quella di Mädler, prima di diventare anch’essa datata.
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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Francesconi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Valerio Massimo De Angelis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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