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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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12 Probabilmente Swift era a conoscenza delle speculazioni di Keplero, il quale aveva ipotizzato l’esistenza delle due lune di Marte basandosi ingenuamente su di un principio di progressione aritmetica (Venere non ha lune, la Terra ne ha una, Marte, quindi, doveva averne due). Il suo, comunque, rimane uno dei sorprendenti casi in cui la letteratura anticipa la scienza. Se l’esistenza dei satelliti marziani è un dato certo e incontestabile, ben diverso fu il destino cui andò incontro l’altra sensazionale scoperta del 1877, quella dei canali. In realtà già nel 1859 il padre gesuita Angelo Secchi, direttore dell’osservatorio del Collegio Romano, aveva utilizzato questo termine per indicare certe strutture regolari allungate sulla superficie del pianeta, osservate anche da altri astronomi. In particolare, in una delle sue osservazioni, Secchi parlò di “Canale Atlantico” per indicare la nota zona di Syrtis Major, giustificando questo nome col fatto che quell’area gli sembrava svolgere lo stesso ruolo che sulla Terra ha l’Atlantico, quello, cioè, di separare due continenti. Secchi fu dunque il primo a impiegare quello che diventerà il termine più controverso dell’intera storia di Marte, anche se nessuno, all’epoca, sembrò farci molto caso. Nel settembre di quell’anno Schiaparelli, ormai un’autorità indiscussa nel campo dell’astronomia, annunciò alla comunità scientifica la sua impressionante scoperta di una complessa rete di linee, cui egli diede il nome di canali. Schiaparelli, in realtà, non intendeva riferirsi a strutture artificiali, bensì naturali, tanto che in altre occasioni utilizzò, con lo stesso significato, la parola “fiumi”. Tuttavia l’ambiguità del termine italiano, che può avere entrambi i significati, si risolse ben presto nell’errata traduzione di “canale” in “canal”, che in inglese si usa solo per indicare ciò che è costruito dall’uomo (a differenza di “channel”, canale di origine naturale). Schiaparelli, che aveva iniziato ad osservare Marte quasi per caso, per testare le capacità del suo nuovo potente telescopio Merz (il migliore dell’epoca), si ritrovò ben presto a notare tanti di quei dettagli da decidersi a realizzare una nuova e più completa mappa del pianeta. Questa mappa, assolutamente innovativa nel suo genere, rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia di Marte. Pasquale Tucci spiega che “era la prima volta che per le osservazioni planetarie si introduceva la metodologia usata nelle carte terrestri” e in questo Schiaparelli fu “un vero pioniere” (TUCCI, 1998, p. 16). Di fronte alla gran quantità di dettagli in più, l’astronomo italiano si vide costretto ad abbandonare la nomenclatura di Proctor e a crearne una nuova, pur senza avere la pretesa che venisse universalmente riconosciuta (come poi accadrà). I suoi nomi, tratti dalla letteratura classica e dalla Bibbia, s’imporranno a viva forza nell’immaginario collettivo per il loro carattere evocativo e assieme all’utilizzo di termini quali “canali”, “mari”, “continenti”, “istmi”, “stretti” e così via, contribuiranno ad
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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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Informazioni tesi

Autore: Alessandra Francesconi
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2002-03
Università: Università degli Studi di Macerata
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Lingue e Letterature Straniere
Relatore: Valerio MassimoDe Angelis
Lingua: Italiano
Num. pagine: 153

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