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Teatro e Giuoco d'Azzardo a Milano nel Settecento

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quel momento agli appaltatori, è altresì vero che, con la proscrizione definitiva dei giuochi d’azzardo sia all’esterno che all’interno dei teatri - e la sola probabile eccezione di lotterie a premi e giuochi di piacere minori, quali forse i tarocchi - la situazione diventa insostenibile sia per l’appaltatore che per i palchettisti. Come dimostrato dalla documentazione da me esaminata, a causa delle minori entrate, l’appaltatore Carlo Martelli chiede in alternativa di costruire una strada postale e di gestire l’illuminazione di Milano, quantificando, nel 1788, la perdita derivante dalla proscrizione dei giuochi d’azzardo nei teatri in ottantamila Lire che, a sua volta, è cifra persino superiore al costo annuale della manutenzione della strada postale che unisce Cremona a Mantova. I palchettisti, a loro volta, vedono diminuire sensibilmente i propri introiti derivanti dall’affitto dei palchi in loro possesso, dato che senza i giuochi di piacere è ipotizzabile una diminuzione nella domanda, dovuta sia al venire meno di un intrattenimento ludico particolarmente gradito, che al minore fasto che ci si può attendere dagli allestimenti prodotti in regime di ristrettezze economiche. Ho altresì ricordato le preoccupazioni del cancelliere Kaunitz in materia e, particolarmente, l’ipotizzato minore gettito fiscale proveniente dalla tassazione sul consumo. Infatti, presumendo un numero inferiore di cosiddetti forestieri che, non essendo più interessati a partecipare alla vita teatrale milanese, diserterebbero la città, ne consegue un calo netto nei consumi e, per deduzione, nelle entrate dell’Erario pubblico.

Anteprima della Tesi di Simona Maria Frigerio

Anteprima della tesi: Teatro e Giuoco d'Azzardo a Milano nel Settecento, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Maria Frigerio Contatta »

Composta da 236 pagine.

 

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