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Modelli di pricing per titoli azionari: la valutazione in economie dinamiche

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5 free corrisposto dal generico investimento, o portafoglio di investimenti, è commisurato al rendimento in eccesso del portafoglio di mercato per mezzo di un coefficiente beta (che riassume in termini di rischiosità, la correlazione esistente tra titolo e mercato) segnò così il definitivo passaggio alla moderna teoria finanziaria. Successivamente alla sua pubblicazione il CAPM divenne oggetto preferenziale di numerosi studi, finalizzati di volta in volta ad estenderne la valenza pratica, a precisarne le istanze teoretiche e non di rado a confutarne la validità dei presupposti logici. Tra i lavori più significativi condotti intorno al modello in parola si colloca senza dubbio quello di Black del 1972 meglio noto come Zero-Beta CAPM, cha adattava le versione originale al caso in cui non fosse disponibile sul mercato un impiego/finanziamento al tasso certo, e ancora quello di Treynor e Black del 1973. Di impostazione più prammatica, quest’ultimo prendeva spunto dalla radicale innovazione introdotta nelle pratiche dell’investment management dai nuovi paradigmi di mercato e sviluppava alcune considerazioni sulla costruzione e sulla gestione di portafogli legando il CAPM al single-index model di Sharpe. Più precisamente, il modello di Treynor e Black sanciva in via definitiva alcune regole guida fondamentali per la gestione di portafoglio mediante strategie di benchmark, o in alternativa tramite strategie attive di variazione del grado di diversificazione, riconducibili ad una serie di scommesse avanzate sulle performance prospettiche dei singoli titoli. Non meno risonanza ebbe qualche anno più tardi la teoria dell’Arbitrage Pricing di Ross (1976), che si pose al centro della scena accademica e professionale come criterio alternativo di selezione e come soluzione ai limiti soprattutto pratici progressivamente evidenziati dai test condotti sul CAPM. Si trattava di un modello multifattoriale, che in antitesi alla singolarità dell’indice che caratterizzava la precedente teoria, proponeva una molteplicità di fattori esplicativi del rischio sistematico e delle forze motrici dei corsi azionari, i quali dal canto loro erano supposti sviluppare una data sensibilità verso non uno ma più moventi pervasivi. In sintesi, ammettendo che il modello noto come APT risultasse ben specificato e non esistesse alcun rischio diversificabile, la legge del prezzo unico imponeva l’esistenza di un legame lineare tra il rendimento atteso del singolo titolo, i fattori di rischio ritenuti significativi e i rendimenti attesi delle altre attività. Se così non fosse stato gli arbitraggisti avrebbero avuto la possibilità di attivare
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Modelli di pricing per titoli azionari: la valutazione in economie dinamiche

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Pasotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari
  Relatore: Pierluigi Fabrizi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 635

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