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Riflessi ed echi pittorici nel cinema di Luchino Visconti

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13 1.3 Il colore Alle origini del cinema muto molti esteti (vedi Dulac, Gance, Epstein) erano soliti accostare il colore pittorico con quello filmico: ad esempio il cinema in bianco e nero veniva paragonato alle incisioni, mentre il cinema a colori con le avanguardie (espressionismo, pop art, ecc.…). Questo accadeva perché i critici degli anni venti e trenta erano ossessionati dalla ricerca delle origini, ed accostare il cinema alla pittura, era per loro la cosa più naturale. In realtà questi confronti sono molto semplificati, dal momento che il colore in pittura e nel cinema assume un valore diverso. La pittura supera il cinema nella gestione del colore perché ha la possibilità di controllarlo maggiormente. In pittura si possono usare i colori in un’infinità di sfumature, ma soprattutto attraverso la giustapposizione di colori è possibile creare un sistema d’emozioni più diretto. La pittura può avere un controllo assoluto su ciascun pigmento, può realizzare qualsiasi cosa: alberi verdi, cavalli blu, realtà che il cinema nemmeno si sognava di poter realizzare sino all’avvento dei pixel. Molti registi hanno studiato diversi modi per avere un controllo “pittorico” sugli oggetti, come Michelangelo Antonioni 8 in Deserto Rosso (1964), per il quale si dice che il regista abbia fatto ridipingere porzioni di strade, tratti di paesaggio, persino della frutta esposta su una bancarella, per arrivare ad un controllo assoluto degli effetti cromatici. Nell’utilizzo del colore bisogna prestare attenzione all’effetto simbolico che produce; ad esempio il blu in pittura significa spiritualità, e poteva essere usato solo per rappresentare la Madonna e i santi. Nell’arte figurativa, un pittore doveva conoscere il significato simbolico che ogni colore aveva e l’uso che n’era consentito. Molti di questi effetti simbolici si sono tramandati anche nel cinema, si pensi al contrasto tra il buono, vestito di bianco e il cattivo, vestito di nero. Inoltre, si può ottenere dalle varie tonalità un differente effetto psicologico: il blu trasmette calma, il rosso innervosisce e crea eccitazione. Sono tutti aspetti che deve conoscere non solo il pittore, ma anche il regista. 8 Antonioni Michelangelo (Ferrara 1912), regista italiano. Dopo un apprendistato come critico e quindi sceneggiatore (lavorò per Rossellini, De Santis, Fellini), iniziò la sua attività di regista con il documentario Gente del Po (1943), nel quale seppe individuare nel paesaggio un valore estetico fondamentale. Il debutto nel lungometraggio avvenne con Cronaca di un amore (1950)
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Riflessi ed echi pittorici nel cinema di Luchino Visconti

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Informazioni tesi

  Autore: Alina Pirilli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Roberto Provenzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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