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Due traduzioni ceche del Poema Gory di Marina Cvetaeva

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3 presso la Česko-ruská jednota, avendo così la possibilità di incontrare altri scrittori russi, come Remizov e Chodasevič. Pur non conoscendo il ceco, si interessa di letteratura ceca e non le sono estranee le opere di Hašek, Kubka e in particolar modo di K. Čapek, mentre solo più tardi imparerà ad amare Praga anche attraverso gli occhi di Rilke, scrittore di madrelingua tedesca e praghese di nascita. E in Praga ella amava proprio quell’unione di elemento slavo e cultura germanica che era tanto vicina alla sua anima di poetessa russa, ma di madre tedesco-polacca e che aveva ricevuto un’educazione tedesca. Forse anche per questo motivo, una volta giunta a Parigi, la Cvetaeva non spezza il legame con la Cecoslovacchia, che si mantiene anche grazie all’amicizia con Anna Tesková, traduttrice, giornalista e presidente della Česko-ruská jednota. Con lei la poetessa intrattiene un affettuoso scambio epistolare interrotto solo dal ritorno in Unione Sovietica. All’amica ceca scrive più volte con nostalgia di Praga al punto da idealizzare la città e il periodo là trascorso: « Как я хочу в Прагу! Сбудется? Еcли даже нет, скажите: да! В жизни не хотела назад ни в один город, совсем не хочу в Москву (всюду в России, кроме!, а в Прагу хочу, очевиднo пронзенная и завороженная. Я хочу той себя несчастно-счастливой, - себя - Поэмы Конца и Горы, себя - души без тела всех мостов и мест...» (Lettera ad A. Tesková del 12 dicembre 1927) 2 . A Praga, la città che ama più di tutte dopo Mosca, la poetessa sogna di tornare e trascorrere una giornata intera a passeggiare con l’amica come tante volte aveva fatto durante il suo soggiorno, 2 Cvetaeva, Marina, Pis’ma k Anne Teskovoj, Praha, Academia, 1969. “Come voglio venire a Praga! Sarà possibile? Anche se non lo è, ditemi di sì! In vita mia non ho mai voluto ritornare indietro in nessuna città, non provo nessun desiderio di tornare a Mosca (dovunque, in Russia, eccetto -!), ma a Praga sì, mi ha chiaramente trafitta, stregata. Voglio quella me, infelicemente-felice del Poema della fine e della montagna, voglio la me stessa – anima senza corpo di tutti quei ponti e quei posti”, trad. di Serena Vitale, da: Marina Cvetaeva, Deserti luoghi. Lettere 1925-1941, Milano, Adelphi, 1989. Poiché questo volume è in realtà un’antologia di lettere e non riproduce per intero lo scambio epistolare tra la Cvetaeva e la Tesková ho dovuto talora sopperire alla mancanza della traduzione italiana con una mia traduzione. Cfr. anche la lettera del 2 luglio 1935: «Чехия осталась у меня в памяти как один синий день. И одна – туманная ночь».

Anteprima della Tesi di Maria Cristina Motta

Anteprima della tesi: Due traduzioni ceche del Poema Gory di Marina Cvetaeva, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Cristina Motta Contatta »

Composta da 258 pagine.

 

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